ADOLESCENZA DI RITORNO ED ETERNI PETER PAN

ADOLESCENZA DI RITORNO ED ETERNI PETER PAN

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Adolescenza di ritorno.

Ovvero rifiutare di non avere più 16 anni … 20/35 anni dopo.

 

La vita sarebbe infinitamente più felice se potessimo nascere all’età di ottant’anni e gradualmente avvicinarci ai diciotto.
(Mark Twain)

 

La recente sociologia studia e analizza il fenomeno dell’adolescenza di ritorno e degli eterni Peter Pan che consumano gli stessi oggetti (abbigliamento, food, media) degli under 25, ed esibiscono, in sostanza, gli stessi comportamenti.

L’offerta televisiva si è dunque attrezzata e ora sforma format indirizzati ad un target medio, calibrato sui 20-30 anni, a cui accedono tutti, bambini e over 40.

Qui vorrei parlare della mia generazione: quella nata a cavallo tra gli anni 60 e 70.

La nostra società è costellata da over  40 e 50  che si aggirano per le strade indossando capi d’abbigliamento pensati e creati per gli under 25.

C’è la percezione, giusta o sbagliata che sia, che si possa ancora indossare tutto, anche scarpe discutibili e TShirt orrende, minigonne e leggins (che noi ci ostiniamo a chiamare “fuseaux”) .

Insomma, questa generazione nata tra il ’65 e gli anni 70 è davvero incorreggibile!

Li trovi nei locali di tendenza mischiati ai veri “gggiovani”, li trovi a chattare su Whatsapp, a condividere su Facebook e Instagram, li trovi ora anche su Snapchat.

Fanno fatica a dirti che gli anni 90 erano 20 anni fa.

Fanno fatica ad ascoltare la musica dei loro figli quasi adolescenti perché per loro esistono solo i GRANDI del loro tempo, che, attenzione, non è un tempo lontano, ma è “IL” TEMPO.

Un tempo inossidabile, L’ETERNO.

Così come  è eterno/a il/la ragazzo/a  (il fanciullino insomma) che sopravvive al di là degli anni negli individui di questa generazione anni 60-70; una generazione che si precipita ai concerti di Bruce, ma quando poi su Radio Italia intercetta Ti Amo di Umberto Tozzi si commuove fino alle lacrime per quel guerriero di carta igienica …

Questa generazione che diventa spesso zimbello dei figli, che invece hanno percepito bene la distanza generazionale, e ora fanno fatica ad accettarla in una dimensione così ravvicinata: ma papà alla tua età ascolti la musica a tutto volume? Mamma sei imbarazzante su Facebook!

Forse è vero che siamo, noi generazione nati tra il ’65 e gli anni 70, un po’ patetici come ci rimbrottano i nostri pargoli, ma è anche vero che facciamo fatica ad abbandonare una nostra identità fatta anche (e forse soprattutto) di notti passate a cantare sulla spiaggia, albe aspettate assaporando un cornetto caldo, autostop per raggiungere gli amici in campeggio, baci appassionati nei portoni, battaglie con le bucce delle angurie in estate e chiacchiere davanti al camino in inverno.

Essere cresciuti liberi dalla schiavitù dello smartphone e per questo aver conosciuto anche la noia e aver reagito provando  a riempirla di ozio, musica e buone letture.

E quindi ora non prendeteci in giro se passiamo le giornate su Whatsapp con gli ex compagni del liceo, delle medie e delle elementari.

Abbiamo bisogno di trovarci, ritrovarci, di esserci.

Forse perché non ci piace quel modello un po’ austero e serio dei cinquantenni di quando noi eravamo adolescenti: forse, all’epoca, quando li guardavamo, ci siamo solennemente promessi che mai e poi mai avremmo spento la nostra sana e spensierata felice adolescenza.

Adolescenza di ritorno.

Sì, e allora?!

Voi gridavate cose orrende e violentissime, e voi siete imbruttiti. Io gridavo cose giuste, e ora sono uno splendido quarantenne.
(Nanni Moretti nel film Caro Diario)

Caro Diario, 1993 Nanni Moretti

 

 


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