Back to work: ce la farai, mamma.

Back to work: ce la farai, mamma.

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Quanto tempo è passato?

mamma_lavoro_300x252E’ nato, l’hai portato a casa, l’hai allattato (come e quando e quanto hai potuto), sei diventata un essere umano diverso, una mamma, una Madre.

Ora la tua unica vera ragione di vita ha quasi un anno; tu devi rientrare al lavoro.
Come fai?
Cosa fai?
Ce la fai?
Tre domande che hanno un unico grande punto interrogativo alla fine; va da sé, non ce la farai, non ce la farai mai.
E invece sì, ce la farai e dopo sette anni ne scriverai un blogpost, perché sarai diventata espertissima nella materia del ‘farcela-sempre’.
Prima cosa da fare per farcela: chiama a raccolta chiunque abbia una funzione utile nel tuo circondario, ricorda a tutti nessuno escluso che tornerai a lavorare di lì a poco e che lo farai per tre buoni motivi:
1) la vostra famiglia appartiene alla media delle famiglie nazionali di non miliardari che hanno necessità di due stipendi
2) hai lottato per guadagnare quel posto di lavoro; adesso vorresti che cascasse un fulmine su quell’azienda ma dentro di te sai, ne sei certa, che rimpiangeresti tutto, tra qualche anno. Torni a lavorare perché il lavoro ti definisce come persona e perché in fondo il tuo lavoro ti piace
3) avere una madre che si destreggia tra lavoro e vita privata è profondamente educativo per il tuo bambino.
Seconda cosa da fare per farcela: avvisare tutti, in primis te stessa, che ci saranno momenti in cui non ce la farai.
Ci saranno giorni in cui sarai sul punto di dimetterti perché sarai uscita di casa mentre al tuo bambino gocciolava il nasino; giorni in cui i tuoi colleghi festeggeranno la notizia “quest’anno la cena aziendale la facciamo a Ibiza!!!!” e tu vorrai morire uccisa da un colpo secco di rivoltella; giorni in cui ti chiederai perché ti senti così dilaniata dal senso di colpa.
Poi, a quei giorni ci si abitua. Tutti.
Terza cosa da fare per farcela: organizzati al punto da sembrare affetta da una sindrome di mania di controllo.
Organizzati al secondo; i nonni sono preziosi, le baby sitter angeli custodi. Perché al nido i bimbi si ammalano, perché gli anticorpi se li fanno dopo, perché se alle 15,30 ricevi una chiamata dalla maestra che ti dice “piccolotto ha la febbre” e tu sei a 50 km di distanza dall’asilo, o peggio sei fuori sede, il piano B deve saltare fuori dall’agenda stile toast dal tostapane.
Quarta cosa da fare per farcela: goditi tutti i momenti in cui puoi stare con il tuo bambino, compresi quelli in cui qualcuno avrà l’ardire di dirti “Ma siete sempre appiccicati?”.
La risposta è “Sì. Non ho nulla di meglio da fare”; che non significa che non andrai mai più da un parrucchiere, ma semplicemente che, soprattutto i primi momenti dopo la ripresa del lavoro, cercherai un parrucchiere che abbia anche una zona in cui il tuo bambino possa essere accudito e tu possa evitare di lasciarlo per la mezzora della piega.
Quinta cosa da fare per farcela: diventa talmente brava nel tuo doppio lavoro, da farti chiedere spesso “Ma come fai?”; perché fa bene, quando te lo chiedono, soprattutto se hai le occhiaie e ti senti sotto un treno; perché capita, sai. Capita spesso; ma capita anche che un giorno il tuo bambino cresca e ti dica “Sai mamma, a me piace come sei quando lavori”, perché magari tu gli avrai detto cosa fai e perché lo fai. E quel giorno è un giorno bello, in cui ti sentirai parte di un ruolo complesso, complicato, ma in cui verrai valorizzata proprio perché sei e fai tante cose insieme. Le starai facendo tutte alla perfezione? Forse no, ma la perfezione è noiosa e non è di questo mondo.
Gli acrobati mirano all’equilibrio, non alla perfezione.

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  1. […] ho scelto questo post “back to work ce la farai mamma” che non è proprio di una mamma ma che parla alle mamme, a quelle che tornano al lavoro, ed […]

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