BIRRA E AMICI, PATRIMONIO DELL’UMANITÀ!

BIRRA E AMICI, PATRIMONIO DELL’UMANITÀ!

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Birra e amici sono un connubio perfetto. Che sia al pub, in piazza, in oratorio (vi sembrerà strano ma a me succede spesso…), in pizzeria o sul balcone di casa. Nulla ci solleva il morale quanto ricevere il classico messaggio su Whatsapp con scritto:”BIRRA?”, specialmente alla fine di una giornata di lavoro.

Così ci si ritrova attorno a un tavolo o seduti su una panchina e per un po’ dimentichiamo i nostri problemi (o li risolviamo). Ovviamente ci sarà chi sceglierà una Coca-Cola o un cocktail, ma per me il simbolo delle riunioni tra amici resta sempre e solo la birra! Sono incontri che davvero ci riconciliano con il mondo…

In queste occasioni spesso mi guardo attorno e getto uno sguardo curioso agli altri tavoli, a quei microcosmi in cui si fondono le vite di ognuno, tra parole concitate, persone che gesticolano, altre che forse non hanno avuto una bella giornata. Seduti accanto a me a volte ci sono gli amici di sempre, altre volte persone appena ritrovate o che si devo ancora scoprire.

Ho quindi, nel corso degli anni, diviso i “momenti-birra” per categorie:

C’è la “birra in allegria”: tendenzialmente la migliore. Di solito si è in tanti, si ride come pazzi, ci si racconta storie al limite dell’assurdo, scavando anche in ricordi che meglio sarebbe lasciare dove sono. Se la serata è quella giusta, le ore volano e ad un certo punto i gestori del locale vi avviseranno che stanno per chiudere, se gentilmente potete accomodarvi fuori…

C’è la “birra filosofica”: quella in cui, raccolti attorno al bicchiere, ci si interroga sui grandi temi della vita. Dove andiamo? Chi siamo? In quei momenti cerchiamo soluzioni per la società alla deriva, l’inquinamento, la crisi economica, la fede, la pace nel mondo. Va da sé che soluzioni non se ne trovano, il pianeta va avanti com’è sempre andato, ma di sicuro si sono trovate idee valide, applicabili almeno per noi.

C’è la “birra delle confidenze”: lì si è in pochi, a volte solo in due, perché negli anni abbiamo imparato che i fatti nostri non li dobbiamo raccontare a chiunque. Ci si prodiga in consigli, improvvisandosi psicologi. Queste confessioni, spesso, impediscono di prendere decisioni avventate, tipo commettere un omicidio. Insomma, sono positive, ma solo se parliamo con amici veri. Quelli, per intenderci, che se devono dirci che ci stiamo comportando da stupidi, ce lo dicono senza tanti giri di parole.

A seguire, c’è la “birra della disperazione”. Questa serve come sfogo per le delusioni. Normalmente parla solo una persona, a intervalli fra lacrime e scatti di rabbia. Gli altri annuiscono e consolano. Non date torto alla persona in questione, neanche se ce l’ha. Lo farete dopo, calmate le acque. Ah, in questi casi di solito una birra non basta, ne servono almeno due…

Per ultima, ma non per importanza, c’è la “birra relax”. Questa se ne sta in frigo, a casa vostra, ad aspettare la serata della pizza, per essere spartita in famiglia. Si parla dei fatti propri, raccontando aneddoti e vicissitudini. Si decide che fare nei giorni seguenti, a che ora c’è la partita di calcio, quando si hanno i turni di lavoro o gli esami all’università… in attesa di ritrovarsi tutti insieme. Che sembra scontato, ma non lo è per niente.

In definitiva, posso affermare di non aver mai bevuto una birra da sola. Questo la dice lunga sull’importanza degli amici. A tal proposito circola una storia sul web: non sono riuscita a scoprirne l’origine, ma se qualcuno ne è al corrente, me lo dica. Grazie. La condivido con voi:

Un professore di filosofia stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti a sé alcuni oggetti. Quando la lezione cominciò, prese un grosso barattolo vuoto e lo riempì di palline da golf. Quindi chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era. Poi il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso. Lo scosse leggermente. I ciottoli rotolarono negli spazi tra le palle da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era.

Il professore prese una scatola di sabbia e la versò. La sabbia si sparse all’interno. Chiese se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero sì. Il professore estrasse due birre da sotto il tavolo e versò il contenuto nel barattolo, e si riempirono gli spazi vuoti. Gli studenti iniziarono a ridere.

«Ora», disse il professore non appena svanirono le risate «questo barattolo è la vita. Le palle da golf sono le cose importanti (famiglia, figli, salute, amici e passioni preferite) e se tutto il resto andasse perduto, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose che contano, lavoro, casa, macchina. La sabbia è il resto: le piccole cose».

«Se mettete la sabbia nel barattolo per prima», continuò, «non c’è spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso vale per la vita. Se utilizzate tutto il vostro tempo per le piccole cose, non ce ne sarà per le cose importanti. Fate attenzione alle cose che sono cruciali per la vostra felicità. Trascorrete tempo con i vostri bambini. Trascorrete tempo con i genitori. Visitate i nonni. Invitate il vostro coniuge a cena fuori. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa e falciare il prato. Prendetevi cura delle cose che veramente contano. Stabilite le vostre priorità. Il resto è solo sabbia». Uno studente chiese cosa rappresentasse la birra. Il professore disse: «Che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, c’è sempre spazio per un paio di birre con un amico»

 

 

CONOSCETE LA STORIA DELLA VOSTRA BEVANDA PREFERITA?

 


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