BUON ANNO! E CHE SIA STRAORDINARIO!

BUON ANNO! E CHE SIA STRAORDINARIO!

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Ogni anno buttiamo il vecchio calendario. Come se nulla fosse. Trecentosessantacinque pagine della nostra vita andate. Perse nella storia, nel tempo, che se frega se ne abbiamo fatto buon uso, sono andate. Personalmente l’anno appena trascorso è stato particolarmente faticoso, tranne sul finale; quando mi ha sorpreso, facendomi capire che non sempre tutto è perduto. Così mi tengo stretta molti attimi meravigliosi che credevo non potessero più ripetersi. La felicità perfetta, che non ci crediamo fino in fondo, ma esiste davvero. Quella che ti lascia un sorriso ebete per un giorno intero, che non trova spiegazioni.

E poi… e poi mi sveglio il primo giorno dell’anno e le prime notizie che ricevo sono l’attentato a Istanbul e la morte di un ragazzo, stroncato da un infarto durante i festeggiamenti. Una morte che non mi colpisce da vicino (per fortuna…), ma che destabilizza molte persone che conosco e porta a riflettere. Molto.

Mi chiedo sempre cosa pensano le persone, un attimo prima di chiudere gli occhi. A CHI, pensano. Quali rimpianti lasciano, cosa farebbero, se solo fosse concesso loro più tempo? Se capitasse a me? Oggi, domani… pensiamo di avere tempo, ma il tempo è un’illusione. Un tic tac che si perde nell’eterno trascorrere dei giorni, nelle ventiquattro misere ore che regolano il quotidiano. Una favola che ci raccontiamo perché se non lo facciamo, la paura ci stronca e in fondo al cuore sappiamo che rimandiamo senza sapere a quando.

Così comincio l’anno facendomi parecchie domande, tra queste la più importante: ABBIAMO SEMPRE RAGIONE? Senza ipocrisia, penso che ognuno si ritrovi spesso nella condizione di giudicare il prossimo. Per quello che fa, che dice, per come vive. Per la religione, gli orientamenti sessuali, le scelte che opera. Per il coraggio che ha di stravolgere la vita e, fregandosene dei giudizi, cerca la sua porzione di gioia nel mondo. Sarà invidia?

Può darsi. Siamo sempre così concentrati a fare “la cosa giusta”, chiusi nelle convinzioni che ci condizionano dall’infanzia, dalla famiglia, dall’educazione ricevuta, angosciati da quello che pensano e dicono di noi, preoccupati di dividere le opzioni in “si fa” e “non si fa”, neanche fossimo robot… da dimenticare di vivere davvero. Come se potessimo sapere cosa è giusto e cosa no.

Io non lo so, per esempio. Credevo di sapere, ma non so niente. So che milioni di persone se ne vanno ogni anno. Volti che si sovrappongono per perdersi nell’infinito. Dove, non è dato sapere. Anche questo dipende da quello in cui si crede. Qualcuno lascia il suo segno nel mondo, altri scompaiono senza grandi clamori. Ma, da un giorno all’altro, non ci sono più. Resta chi li ha amati, che non so come sopravvive. Eppure l’alba arriva ogni mattina. Con lei, il futuro che non conosciamo.

Posso solo augurarvi di vivere. Fatelo sul serio. Prendete quella decisione che rimandate da tanto. Sorvolate sulle grane quotidiane che vi schiacciano sotto tonnellate di preoccupazioni. Lasciate andare chi non vi merita. Cercate in ogni modo di non trascurare la persona che amate. Prendetela per mano e portatela via. Godetevi il tramonto, il vento, fate in modo (se potete) di non essere causa di dolore per nessuno. C’è già abbastanza cattiveria nel mondo, non aggiungetene, per carità. Ognuno trova la felicità a modo suo, non spetta a noi decidere se lo sta facendo nel modo giusto. Non sprecate neppure un attimo, non vivete come vogliono gli altri, ma come desiderate voi. Non accumulate cose, ma ricordi felici. Non ci sono medaglie, alla fine.

E allora, buon anno. Buon anno a chi ha paura di chiudere una porta ormai logora e resta sulla soglia, perché non sa cosa lo aspetta fuori. Buon anno a chi combatte con problemi tanto più grandi di quelli che pensa di poter sopportare. Buon anno a chi cerca semplicemente un lavoro e si sente privo di speranze e progetti. Buon anno a chi aspetta l’amore, alla fine sempre la cosa più importante. Arriverà. Buon anno a chi vivendo in modo “diverso”, si sente giudicato dal suo prossimo che senza dubbio non gli è superiore, anche se lo crede. Buon anno a chi ha bisogno di sperare che qualcosa cambierà, che però cambia solo se si fa qualcosa perché accada… Buon anno a chi sta per compiere la follia della sua vita e già sorride al pensiero. Un sorriso incerto, forse, che i salti nel buio spaventano sempre un po’.

A partire dal momento in cui scrivo, tutti noi abbiamo trecentosessantaquattro giorni, quattro ore e ventuno minuti, per trovarci l’anno prossimo, il primo gennaio e dirci che sì, ce l’abbiamo fatta.

Pronti… partenza… via!

IL CORAGGIO DI CAMBIARE


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