CALCIO: PERCHÉ È UNO SPORT UNICO

CALCIO: PERCHÉ È UNO SPORT UNICO

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Maglie colorate, sciarpe, berretti, cori immensi e – qualche volta – insulti e commenti tutt’altro che cordiali. Il calcio può unire e dividere con la stessa intensità, ma è lo sport più seguito e amato del mondo. L’adrenalina, i brividi, il fervore che accompagna ogni passo in campo animano il tifoso in ogni istante della partita e lo rendono totalmente partecipe, attivo, nell’ansia scalpitante che la propria squadra del cuore metta in rete il pallone.
Ed è proprio questo aspetto, il tifo, che rende il calcio un caso sportivo a sé. Il tifo da stadio è un fenomeno culturale di una certa consistenza e, da qualche anno, è divenuto oggetto di studio della psicologia sociale.

Il tifoso si spersonalizza per assumere l’identità della sua squadra, identificando “l’altro” – il rivale – come un soggetto negativo, da sconfiggere con ogni mezzo. E il riferimento qui non va alla violenza negli stadi, che è un fenomeno a parte e rappresenta il lato meno nobile della passione sportiva. Ciò che rende il tifoso parte del tutto che lo circonda è il contagio emotivo, l’ardore che trapela dai volti sognanti che seguono con attenzione ogni calcio dato al pallone. Il tifoso non è solo, fa parte di un gruppo che prova le sue stesse emozioni, spera nelle stesse vittorie e difende a spada tratta il proprio gruppo nel caso in cui “gli altri” osino in qualche modo metterlo in discussione.

Il tifoso mente a se stesso e si convince di partecipare a qualcosa di grande, di giocarla anche lui quella partita che tanto lo fa urlare con gli occhi pieni di speranza. Si anima della luce riflessa dalla propria squadra, ogni vittoria è anche la sua, ogni sconfitta lo ferisce e lo delude. Si sente parte della squadra, ne segue l’andamento e non perde neanche una partita.

La psicologia sociale definisce questo processo entro i limiti di una disciplina chiamata Euristica: il nostro cervello possiede delle categorie euristiche a cui fa affidamento quando è “in affanno” e non può mettere in moto tutte le sue risorse. Il tifoso, preso dall’euforia, si affida ai propri livelli euristici, che lo portano a categorizzare e a scontrarsi, anche solo mentalmente, con il gruppo avversario.

Ma in fondo tutto questo poco importa, perché ogni vittoria mette i brividi e crea una gioia collettiva capace di travolgere chiunque. E ogni sconfitta è uno sprone per ricominciare. Perché il calcio lega tutti, e il suo tifo è per tutti.

 

 


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