CAPIRE LA MALATTIA MENTALE. LA PAZZA GIOIA

CAPIRE LA MALATTIA MENTALE. LA PAZZA GIOIA

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Strameritato il Nastro d’Argento.
La Pazza Gioia, regia di Virzì e sceneggiatura di Francesca Archibugi e Paolo Virzì.

Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita.
(Alda Merini)

Bello, bello, bello.
Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti strepitose.
Una rappresentazione a volte in punta di piedi della malattia mentale e della depressione.
A volte invece un racconto che ti stordisce.

Ti fa capire cosa succede quando si tocca il fondo e poi si cerca di risalire per non morire.
Ti fa capire cosa è veramente la disperazione e la voglia di addormentarsi per sempre.
Ti fa capire cosa è la posizione fetale per chi soffre di disagio psichico.
Ti fa capire cosa vuol dire perdersi e poi ritrovarsi e poi ancora perdersi.

Un racconto sulla malattia mentale che non mistifica la realtà, ma te la presenta normalizzandola.

Perché è così che dovrebbe essere.
Due ambienti in forte contrasto: l’OPG con le degenti stordite dai farmaci e allettate e la casa di residenza con i medici immersi in un ambiente vitale e in grado di contenere le crisi senza eccessive costrizioni.
Si balla, si ride, si piange, si urla.

È un film che parla della necessità del rispetto per la malattia mentale.

Come la scena toccante in cui Valeria Bruni Tedeschi (Beatrice) va a casa dei genitori adottivi del piccolo Elia e parla della sua amica Donatella (la madre a cui è stato tolto il bimbo) mostrando il retro medaglia della malattia mentale: quello che può sembrare stravaganza risponde ad una propria verità, quello che può sembrare violenza in realtà è spesso un disperato bisogno di attenzione.
Capiamo la disperazione dietro alla violenza contro di sè e contro il proprio figlio, una violenza così terribile che non esiste in italiano un termine per designarlo se non omicidio o infanticidio.

Un film italiano che finalmente parla in modo schietto e sincero, senza manierismi e senza i soliti tormenti di quarantenni irrisolti.
Bello, catartico, intelligente.

Grazie Virzì.

– Alice: Sto diventando matta, papà?
– Padre: Ho paura di sì, Alice: sei matta, svitata, hai perso la testa… Ma ti dirò un segreto: tutti i migliori sono matti.
(Dal film Alice in Wonderland)


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Leave a Comment