Diario di una manga-dipendente – Ep. 1

Diario di una manga-dipendente – Ep. 1

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Ciao. Mi chiamo Nina, ho ventotto anni e da due giorni non leggo manga.
Sto cercando di uscire dal tunnel.

Questa è la mia storia: il diario di una manga-dipendente.

La decisione di disintossicarmi dai manga è nata, appunto, un paio di giorni fa. Dovevo prendere il treno da Milano – la mia amata metropoli piena di fumetterie e festival del fumetto – per tornare a Bastianazzo sul Mare: la mia terra d’origine, un paesello di pescatori liguri tanto suggestivo quanto isolato e deprimente.
Ma è successo che la mala sorte ha tramato contro di me e mi ha fatto perdere il treno. “Mala sorte” personificata manga di Ranma 1/2, arrivato a un punto cruciale: il quasi-bacio tra i due protagonisti!! Ero così presa dalla vicinanza delle loro labbra che ho perso il regionale della mattina. Così, invece di arrivare a mezzogiorno, sono arrivata alle quattro del pomeriggio.

Appena giunta a casa, la mamma ha cominciato a farmi l’interrogatorio per sapere il motivo del ritardo.
«Mamma, scusa, non posso ora. Devo assolutamente mettermi in un posto tranquillo per mandare una mail di lavoro» invento sul momento, infilandomi in camera.

Mi tolgo la giacca, poso i bagagli e collego il cellulare al wireless di casa. Devo fare una cosa molto importante: votare la mia sigla preferita nella pagina Facebook Sopravvissuti ai traumi infantili provocati dai cartoni animati giapponesi.

Mentre sto per votare la mitica sigla di Daitarn 3, ecco che irrompe mia mamma in camera, come una furia:
«Nina!! Non puoi evitarmi così! Ma… cosa stai facendo? Quello sarebbe “lavoro”?» Chiede, sbirciando lo schermo del telefonino «Ma sono immagini di cartoni animati!»
«Sto solo facendo una piccola pausa prima di mandare quella mail che ti dicevo…» farfuglio poco convinta.
«Certo, come no! Mi prendi per una scema? Guarda, scommetto che quel treno l’hai perso per leggere uno di quei tuoi mango
«Manga, mamma. Si dice manga».
«Ecco, vedi che avevo ragione? Era per quello. Ma quando imparerai che non hai più l’età per queste cose? Se sei ancora zitella è colpa dei mango».
«Ma no, mamma, adesso stai esagerando. Cosa c’entrano i manga con la mia vita sentimentale?»
«Come cosa c’entrano? Nessuno vuole stare con una che, a quasi trent’anni, mette ancora le felpe dei cartoni animati. Per non parlare del lavoro, poi».
«Il lavoro?» Domando stranita.
«Sì. Potevi fare l’avvocato come zio Giovanluigi, o il medico come tua cugina Ombretta. Sei sempre andata bene a scuola. E invece hai deciso di studiare quelle “Cacchiate patentate di scrittura”…»
«Linguaggi e tecniche di scrittura, mamma».
«… e piuttosto che rimanere disoccupata, ora inserisci dati in un’azienda di materassi! Ti rendi conto? Tutto perché volevi diventare una grande scrittrice e diffondere la cultura giapponese coi tuoi libri… e ovviamente non ci sei riuscita! Perché con la scrittura NON SI CAMPA!»

Ok. Colpita e affondata. Sapete cosa vi dico? La mamma ha ragione.
Mi scende una lacrimuccia di frustrazione.

«Ma no, tesoro, non fare così. Adesso spegni quel cellulare e dai retta alla mamma. Sei una ragazza bella e intelligente, se smetti di leggere tutti quei fumetti vedrai che tra poco incontrerai l’uomo giusto per te».

E così ho passato il weekend con la mia genitrice, a fare shopping di vestitini eleganti e scarpe col tacco. Mi ha anche presentato Alighiero, il figlio della Antonella, rimasto single da poco. E mi sono pure data da fare per scambiare con lui due parole quasi socievoli.
Ma soprattutto, non ho mai, mai letto un manga, né guardato nessun cartone animato.

E adesso eccomi qui, appena scesa dal treno che mi ha ricondotta a Milano.

Domanda: ma se non posso leggere manga, né guardare cartoni, cosa faccio stasera?
Mi infilo in Feltrinelli, almeno mi compro un libro. Vago tra gli scaffali, e qualcosa attira la mia attenzione. Ci giro e rigiro intorno, come un corvo sopra a un disgraziato che sta per lasciare le cuoia in mezzo al deserto.
Ok, lo prendo.

Esco tutta soddisfatta, col mio nuovo libro in mano.
Il titolo è: “Storia dell’animazione giapponese dagli anni ’70 a oggi”.
Be’, perché fate quella faccia? É un libro, no? Mica un mango.

Diario di una manga-dipendente

PS: Anche voi siete cresciuti a pane e anime giapponesi? Quale cartone/manga vi ha resi o vi rende ancora dipendenti?

Alla prossima,

Nina


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  1. […] qui? Pensa che ti ripensa, ho realizzato di averlo incontrato nella prima puntata del Diario (vedi Diario di una manga-dipendente – Ep. 1). L’ho visto mezza volte nel mio paese d’origine, Bastianazzo sul Mare, non mi ricordo […]

  2. […] perso di nuovo la metro. Anche questa mattina arriverò al lavoro in ritardo. Porca paletta! Forse sarà meglio […]

  3. […] […]

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