ELOGIO DELLA SCONFITTA

ELOGIO DELLA SCONFITTA

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Oggi è il day-after: il giorno dopo la sconfitta dell’Italia agli Europei.

Certo, vincere sarebbe stato meglio.

Ma siamo sicuri che la sconfitta sia inutile?

Sconfitta: Italia bocciata, a un soffio dal podio. Non andiamo in finale.

Ma avete visto con che forza hanno giocato? Avete visto Eder che, dopo aver preso una gomitata sul naso, si è messo un tampone nelle narici ed è tornato in campo? E quando è uscito, avete visto le sue ginocchia?

Certo, avremmo potuto vincere, ai rigori, poi!

Ma anche perdere ha il suo senso.

Quando si vince, tutti ti dicono che sei bravo, tutti ti adorano.

Persino tu, ti adori.

Tu che, sotto sotto, un po’ di problemi di autostima li hai sempre avuti.

Ma quando perdi, allora è lì che il gioco si fa duro.

E’ lì che scendere dal letto e guardarsi allo specchio la mattina è difficile.

Perché non ti riconosci più.

Dove sei finito? Dov’è finito il tuo orgoglio, la tua competenza?

Allora, forse, ti eri sbagliato.

NEANCHE PER SOGNO.

Non ti sei sbagliato, tu sei quello di due ore fa, quando eri sicuro di vincere, eri sicuro di farcela, perché sapevi di avere le competenze necessarie per assolvere il tuo compito.

E allora, cos’è successo?

Perché non ce l’hai fatta?

Perché hai sbagliato?

Perché succede.

Perché non puoi prevedere tutto.

Perché c’è una variabile, quando fai le cose con gli esseri umani, da essere umano: la variabile umana, appunto.

L’avversario può essere più duro di ciò che ti aspettavi.

Può essere persino più stupido e, proprio per questo, non farti attuare il tuo progetto.

Ma se questo succede, è perché devi imparare a essere così tosto che neanche una sconfitta può metterti K.O.

L’importante non è vincere.

E’ rialzarsi capendo perché non hai vinto e, soprattutto, comprendendo il tuo valore.

Che non ti ha mai abbandonato, nonostante la sconfitta.

 

 


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