EMOZIONI IN MUSICAL – WEST SIDE STORY

EMOZIONI IN MUSICAL – WEST SIDE STORY

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Immigrazione, terra promessa, pregiudizi, sogni, amore. Storia di una volta o dei giorni nostri? 

West Side Story, un musical,

una storia senza tempo.

West Side Story. Tutti ne hanno sentito parlare, molti lo conoscono, più dello lo spettacolo teatrale, il film musicale degli anni ’60. Ammettiamolo, la nuova generazione, però, non lo conosce molto bene (parlo dai trenta in giù). Tolte alcune canzoni piuttosto note, io non lo conoscevo, ammetto l’ignoranza. Giorni fa ho deciso di guardarlo. La ragione? Esclusa suddetta ignoranza da colmare, l’imminente debutto del musical  al Teatro Manzoni di Milano, dopo anni di assenza.

west side story ballo in palestra
foto di Giulia Marangoni

Presente Romeo e Giulietta? Sradicatelo da Verona e insidiatelo nell’Upper West Side, New York. Tutta un’altra ambientazione e tutta un’altra epoca, generano e stimolano vicende molto simili e al contempo con sfumature differenti. La New York degli immigrati, dove due bande rivali si sfidano per emergere nel territorio. I Jets, in America da più tempo, anch’essi figli di migranti polacchi, si sentono superiori agli Sharks, portoricani da poco sbarcati nella baia e per tale ragione trattati come gli ultimi arrivati (questa è storia conosciuta, e diciamolo, anche attuale). Il trattamento di superiorità emerge sin dalle prime scene, fatte di astio, odio e rancore giustificati da mero pregiudizio. E come per Romeo e Giulietta, accade che due dei ragazzi rivali, quelli peraltro esterni a queste lotte, si incontrino una sera a un ballo e si innamorino al primo sguardo (a chi non succede?). Se conoscete l’opera di Shakespeare e non questa, potete già immaginare le vicende e forse anche il finale che di happy non ha nulla. Ciò che rende West Side Story diverso è la sua attualizzazione, sebbene si tratti di una storia di 60 anni fa, il tema dell’immigrazione, del sogno americano, “Si trova tutto in America” terra di promesse e riscatto, è probabilmente ancorato dentro di noi. I primi ad approfittarne saranno gli stessi che non approveranno la venuta di estranei. È facile radicarsi in un ambiente nel quale ci si trova se non bene almeno meglio che dal luogo dal quale si proviene. E quando si mettono radici e ci si sente a casa, non si vuole certo che qualunque sconosciuto venga a disturbare, no? Eppure, c’è chi anche lì non si sente a casa, e spera un giorno di trovare qualcosa di meglio, c’è chi cerca qualcosa o qualcuno, ma ancora non sa cosa. È curioso come ci si ritrovi nelle parole di Tony, quando su una scala a pioli con pennello in mano dice al suo amico per la vita, e la tomba: «L’ho sognata!». Riff, sempre a caccia di risse e nemici, e amici con cui combattere, lo guarda stranito: «Cosa?». «Non lo so ancora», è la risposta di Tony, «ma mi sta aspettando…» e quegli occhi brillano nell’attesa. Ah l’attesa, la parte più bella quando cerchiamo un sogno che ancora non sappiamo di avere. Ma un giorno arriva, senza avvisare. Per Tony, quel nuovo sogno è Maria. Una ragazza appena arrivata in America, dolce e carica di entusiasmo e aspettative, spera di trovare un uomo con cui “succeda qualcosa”, perché con Chino, il promesso sposo portoricano come lei, non succede… niente. Non sa che quel niente è un brivido, è il mondo intorno che si ferma, sono le mani fredde e il viso che scotta, è empatia, è corrispondenza, quella che non ha una ragione. Semplicemente è. Amore. Noi crediamo a queste cose? Forse. La stranezza è che quanwest side story Tony e Mariado li vedi sul palco, non puoi fare a meno di crederci. Non puoi non credere a quel ragazzo che passeggia alla ricerca di “Maria” cantando il suo nome con occhi che brillano – brillano veramente – e una voce, quella di Luca Giacomelli Ferrarini che non si smentisce mai. Non puoi non credere che pur di amarsi siano disposti a tutto, anche a cercare un posto migliore, se questo non sembra propenso a ospitarli, perché l’odio rende ciechi, e quando i giovani odiano, lo fanno con la stessa brama con cui amano, con tutto ciò che sono. Non puoi non credere che l’amore rende belle, bellissime, è così che dice la Maria di Eleonora Facchini volteggiando per la stanza come fosse su una nuvola. Non puoi non credere che tutto sia possibile, quando c’è l’amore, basta crederci. Finché non ci si scontra con la realtà.

Le emozioni sono state tante, e spesso ci si ritrova, ci si incanta a vedere quei due ragazzi che sognano un per sempre, si condividono le aspettative di alcuni, mentre ballano, sognano, ridono, scherzano, amano, come i rancori di altri, bistrattati e sfruttati. Si ride dell’inettitudine di alcuni, si vorrebbe mandarne altri a quel paese – un altro paese – per l’evidente ottusità. E ci si commuove nel dramma, condividendo l’impotenza di chi ha perso qualcuno.

I fenomeni musicali di una volta ancora oggi hanno e meritano spazio per vivere ed emozionare il pubblico. Da non perdere.

Fotografie di Giulia Marangoni

 


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