Fiabe classiche: 5 cose da sapere

Fiabe classiche: 5 cose da sapere

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Prendendo in mano le fiabe classiche, un genitore può rimanere turbato da alcuni elementi crudi o cupi che sono stati “censurati” dalle versioni più moderne. Eppure i racconti della tradizione racchiudono un patrimonio che sarebbe un peccato perdere: secoli di saggezza popolare hanno creato storie in grado di far affrontare al bambino le sue paure più ataviche nel migliore dei modi. Non a caso, moltissime tematiche di queste fiabe sono universali e si trovano nei miti e nelle leggende di tutto il mondo.

fiabe classiche

Ecco quindi le risposte alle 5 domande più frequenti sulle fiabe classiche!

Perché nelle fiabe classiche ci sono elementi cupi/violenti?

Perché in questo modo il bambino può superare le proprie ansie. L’orco che vuole mangiare Pollicino e i fratelli – o la malvagia regina di Biancaneve – sono un simbolo di tutto il male temuto dal bambino, che spesso ha paura di essere sopraffatto dal mondo incomprensibile degli adulti. Il suo senso di giustizia viene però ripagato dai finali delle fiabe, che puniscono sempre i cattivi. Nella versione originale di Biancaneve, infatti, la strega viene costretta a danzare su scarpe roventi fino a morire.
Per fare un altro esempio, i genitori che abbandonano i figli nella celebre fiaba “Hansel e Gretel” rappresentano la paura di tutti i bimbi di essere lasciati soli: persino un evento apparentemente banale come l’ingresso all’asilo può essere percepito dal bambino come un abbandono. Hansel e Gretel alla fine riescono a farcela e ritornare in famiglia, dando così al bambino una rassicurazione sulla propria capacità di trionfare e di tornare a casa. Il bimbo si identifica fortemente nei protagonisti e il lieto fine fornisce lo stimolo positivo per affrontare la vita.

Perché nelle fiabe classiche ci sono solo “Buoni” o “Cattivi”?

Perché è il modo più funzionale per parlare al bambino. Le fiabe tracciano il confine tra ciò che è lecito e ciò che è illecito, punendo in modo intransigente chi si comporta in modo malvagio, e premiando chi agisce con buon cuore. Questo può avvenire solo se nella fiaba è presente una netta distinzione tra Bene e Male.

Se racconto fiabe al mio bambino, crederà che streghe/fate/orchi esistano veramente?

Le fiabe classiche iniziano dicendo: “C’era una volta, in un regno lontano…” collocando gli eventi in una dimensione spazio-temporale molto lontana dalla nostra realtà. Il bambino, che spesso sottovalutiamo, sa che i personaggi fiabeschi non fanno parte della quotidianità. Ma se capita che qualche personaggio lo colpisca in modo particolare, al punto da fargli cercare conferme chiedendo: “Esiste nella realtà?”, non può esserci risposta più azzeccata di quella di Tolkien:

Abbastanza spesso quello che i bambini intendono dire quando chiedono “E’ vero?” è “Questa storia mi piace, ma è contemporanea? Sono al sicuro nel mio letto?” La risposta: “Sta’ certo che oggi non c’è nessun drago in Inghilterra” è tutto quello che vogliono sentire.

Le fiabe aiutano a crescere?

Alla luce di quanto detto… certo! Le fiabe classiche aiutano a crescere, si può addirittura dire che siano state ideate, tramandate e perfezionate nel corso dei secoli proprio per istruire il bambino senza annoiarlo, anzi divertendolo e affascinandolo, lanciando i loro messaggi in modo implicito.

Quali sono le fiabe classiche più belle/utili da raccontare?

Non ci sono fiabe migliori delle altre: tutte parlano al nostro piccolo ascoltatore in modo diverso. Spesso è il bambino stesso che ci dà indicazioni su quali racconti gli “servono” in quel momento, alternando per esempio un periodo in cui vuole ascoltare in continuazione Il gatto con gli stivali, a uno in cui predilige Rapunzel ecc.

Per approfondire

Un libro utile per approfondire queste tematiche è “Il mondo incantato” di Bruno Bettelheim. Sicuramente è un’opera da prendere con le pinze, poiché si spinge in interpretazioni a volte forzate nel tentativo di spiegare in chiave freudiana ogni aspetto delle fiabe classiche, ma è comunque un saggio molto interessante per chi voglia approcciarsi all’argomento.


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