Genitori senza nonni

Genitori senza nonni

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«Non avete nessun nonno vicino? Meno male, allora, che non avete figli!»

Questa è la simpatica frase con cui mi apostrofò un paio di anni fa la mamma di una mia amica, nonna a tempo pieno. Nessuno lo sapeva ancora, ma ero incinta.
Era solo il primo di una lunga serie di commenti sul nostro essere genitori senza nonni (le nostre famiglie, infatti, vivono in altre regioni), condizione a quanto pare inaccettabile in Italia.

In gravidanza, me ne fregavo di chi mi compativa della mia senzanonnitudine. Aspettavo una bimba tanto desiderata, mi sentivo per la maggior parte del tempo euforica e invincibile. E quando qualche dubbio turbava la mia euforia, il compagno della mia vita diceva: «Vedrai che ce la caveremo da soli, come abbiamo sempre fatto» e io mi sentivo tranquilla.

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Poi è arrivata la cicogna. Durante il primo durissimo mese, mamma-papà-suoceri hanno fatto la staffetta per avvicendarsi a casa nostra e starci vicini. Mi hanno aiutata moltissimo. Nei mesi successivi ce la siamo cavata da soli, tra colichette, allattamento e tante coccole. Mi sono presa tutto il periodo di maternità facoltativa, che è terminata al decimo mese di mia figlia. In un battibaleno è arrivato il momento del rientro al lavoro e dell’inizio del nido. E qua sono cominciate anche le complicazioni. Non tanto perché io non avessi voglia di tornare al lavoro (anzi!) ma perché avrei potuto iscrivere la bimba al nido pubblico solo se fosse nata entro il 30 aprile. E lei è nata i primi di maggio. Perciò, anche se aveva già ampiamente raggiunto l’età minima per entrare all’asilo (tre mesi) avrei comunque dovuto aspettare il successivo anno scolastico. Ma nel frattempo dove la lasciavo? «Dai nonni!» Rispondevano in coro le neomamme nella mia stessa situazione.

Ok. Piano B. Nido privato. Più costoso del comunale, che già è una salassata. Vabbe’.

Bello eh, il nido. I piccoli allievi imparano un sacco di cose, stanno con i coetanei. Ma si ammalano in continuazione.
Così una settimana sì e una no arriva la fatidica chiamata delle educatrici: «Signora, sua figlia ha la febbre/un puntino rosso/un’unghia spezzata», e via! Fuga dall’ufficio e richiesta del congedo non retribuito. Oltretutto il mio stipendio è diminuito, perché, essendo una lavoratrice pendolare, per fare in tempo ad andare a prendere la bimba ho dovuto chiedere il part-time.
genitori senza nonni
Eppure posso ritenermi fortunata, per essere un membro della categoria genitori senza nonni. Ho ottenuto il part-time, al lavoro non mi fanno storie per i congedi per malattia e, nonostante la diminuzione di entrate, il bilancio familiare pur non essendo pingue ci permette comunque di arrivare alla fine del mese. Oltre a ciò, io e mio marito abbiamo la soddisfazione di educare la nostra bimba senza interferenze, una bimba socievole e contentissima di andare al nido.

E l’avventura continua. Quando compirà tre anni finirà il mio part-time e inizieranno altri problemi di gestione. Non farò più in tempo ad andare a prenderla dopo il lavoro, la scuola materna avrà tre mesi scoperti in estate e i giorni di congedo non retribuito per malattia, per legge, passeranno dall’essere illimitati all’essere… cinque all’anno (!). Ma, come dice sempre la mia metà, ce la caveremo anche questa volta.

PS. Voglio fare un appello. Altri genitori senza nonni, esistete? Se sì, alleiamoci! Fondiamo un gruppo su Facebook, un partito politico, una setta!


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  1. […] Eppure è stata una giornata indimenticabile e divertentissima, io e il mio compagno ne conserviamo un ricordo stupendo. È stato proprio il matrimonio adatto a noi, abituati a fare tutto alla buona e senza l’aiuto di nessuno. […]

  2. By Quand'è che fate un figlio?? - Redazione Codcast on 18 novembre 2015 at 12:05

    […] iniziano a chiederti quando tuo figlio compie uno/due mesi. Vediamo… ho perso il lavoro, non ho l’aiuto di nessuno, ho il terrore di rivivere il trauma del parto… insomma, sono affari miei!! Vorresti dire. […]

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