SE IN HOTEL NON POSSONO ENTRARE, I BAMBINI DOVE LI LASCIO?

SE IN HOTEL NON POSSONO ENTRARE, I BAMBINI DOVE LI LASCIO?

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Semplice, basta cercare un hotel che tra i servizi includa anche “bambini ammessi”, risponderebbe, se tanto mi dà tanto, il presidente di qualche associazione di albergatori.

Quindi, per quest’estate, aprirò Booking e selezionerò aria condizionata, parcheggio incluso, navetta per trasferimenti, bambini inclusi, cane ammesso. Perfetto, no?

No, di perfetto non c’è nulla. Partiamo dalla vicenda reale; una mamma cerca un hotel ad Abano Terme, trova quello con il rapporto qualità-prezzo desiderato, sta per prenotare, ma si ferma a cercare informazioni sulle tariffe applicate per i bambini e si imbatte in un nazista “I bambini non possono soggiornare”. Fido, invece,sì (su richiesta). Partendo dal presupposto che ogni hotel possa scegliere di specializzare la sua offerta facendo leva su criteri personalissimi – e meno male, mi viene da dire, che non tutti gli hotel siano specificamente rivolti ai celiaci oppure che non ci sia una presenza soffocante del  gioco aperitivo in tutte le strutture- qui si va oltre.

Punto primo, tema già sollevato. Puoi, tu, dirmi che dietro pagamento pattuito al momento della prenotazione, io non possa portare con me i miei figli? E’ legale escludere una qualsivoglia categoria umana dall’accesso ad un servizio? L’ho già detto, ma a me questa cosa puzza di apartheid, perché non vedo grossa differenza tra questa vicenda ed il negare ad un essere umano di colore di sedersi nel posto riservato ai white-anglosaxons-protestants.

Punto secondo, perché Fido sì (su richiesta) e i bambini no? Siamo davvero sicuri che il rischio che si corre ad accettare persone ritenute non in grado di crescere un figlio educato, siano però degli ottimi possessori di animali domestici? Cioè, chi me lo dice che il cane non defechi accanto al tavolo del vicino o che non passi le nottate ad ululare senza che nessuno ponga rimedio alla cosa perché “cosa vuoi, sono cani”.

Punto terzo: hai scelto di fare l’albergatore. L’albergo, a casa mia, accoglie, non esclude. Nella vita si può scegliere di occuparsi di cose che non abbiano a che vedere con gli esseri umani, se il solo pensiero di interloquire con qualcuno ci fa venire i brividi. Io che non amo particolarmente gli aspetti economico-finanziari mica ho scelto di fare la contabile. Se gli esseri umani ti infastidiscono, al di sotto di una certa età, forse una domanda sull’attinenza del tuo lavoro con le tue inclinazioni me la farei.

E’ triste la deriva che si sta prendendo. Bambini esclusi, sempre di più, come se fosse un problema, davvero, il pianto di un neonato. La verità è che arriviamo alle  vacanze così stressati dagli adulti, da chi ci sta intorno, dai discorsi dei politicanti, dalle vicende del mondo, che stiamo perdendo la tolleranza verso i rumori sani, quelli che arrivano dalla risata o dal capriccio. I bambini possono essere sacrificati, al punto da  rientrare nei ‘servizi offerti dall’hotel’. Discorsi troppo vaghi o troppo ‘sociali’? Dite la vostra, io sono realmente preoccupata, ma magari esagero…

Sono passati ormai vent’anni, ma ricordo che durante la mia prima vacanza nella Romagna danzereccia, vacanza per cui avevo scelto un hotel due stelle a poche decine di migliaia di lire al giorno tutto incluso -compreso Casadei in filodiffusione che era una meraviglia- il titolare dell’hotel si era premurato di dirci di fare attenzione, tornando la mattina dalla discoteca, a non far troppo baccano, perché i bambini avevano il diritto di riposare e di non essere svegliati di soprassalto da noi ragazzacci. Bei tempi.

 

 

 

 

 

 


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