INCONTRI METROPOLITANI IN METRO’ puntata 5

INCONTRI METROPOLITANI IN METRO’ puntata 5

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Eccomi in metrò ancora ad osservare le persone che mi circondano.

Intorno a me vedo persone e pacchetti. Pacchetti e persone.

Natale è alle porte.

Stazione Lima

Sale una coppia anziana.

Una donna filippina cede il posto alla signora che si siede sorridendo imbarazzata.

Le sue gambe però rimangono un po’ penzolanti senza riuscire a toccare terra.

Stringe tra le mani due sacchetti di negozi di abbigliamento molto popolari e accessibili.

Li stringe a sè come se stesse portando a casa un prezioso tesoro.

Ha un cappotto lievemente consumato e le mani screpolate.

Ha i capelli azzurrini avvolti in ricci frutto di bigodini domestici.

Ha la pelle morbida e solcata da linee del tempo.

Davanti a lei suo marito la guarda sorridente.

Ha un’aria orgogliosa.

Indossa un impermeabile troppo leggero per il periodo dell’anno, ma per fortuna è abbacciato da una calda sciarpa, immagino un vecchio regalo di Natale di stagioni passate.

Hanno acquistato due regali per le loro nipoti.

Si consultano sottovoce se i regali piaceranno.

Sì piaceranno.

Li hanno presi in un negozio che piace ai giovani in BuenosAires.

I “soldini”, così dicono, non ci sono quest’anno, ma le ragazze saranno contente lo stesso.

E lui sorride con gli occhi un po’ velati da un misto di stanchezza e voglia di riposare.

Tra poco saranno a casa, la moglie riscalderà il minestrone, lui apparecchierà la tavola per due. Poi dopo la crescenza e le zucchine, lui le sbuccerà  un’arancia e il loro canarino in cucina gli dedicherà una serenata d’amore.

Arrivederci fatina dai capelli turchini, arrivederci mio gentile signore.

Che le vostre giornate possano trascorrere sempre insieme serene e al canto del vostro canarino.

Stazione San Babila

Entra una coppia sui 60. Upper class e upper i loro sacchetti di negozi in Montenapo.

Lei è alta, magra, abbronzata, ingioiellata, impellicciata.

Lui è un distinto signore elegante.

Lei sbuffa perché non si è riuscita a sedere e guarda di traverso un signore sudamericano che non ha sentito il bisogno di cederle il posto. Lei commenta al marito in maniera sprezzante che si è tolta un po’ di regali, ma che gliene mancano altri, ma non ha il tempo per farli.

Lui la guarda senza ascoltarla e il suo pensiero è altrove, non in quella carrozza della metro, non vicino alla sua arida compagna abbronzata.

Lontano.

Forse tra i sogni della sua gioventù, tra gli ideali che ha tradito, tra i ricordi del suo vecchio amore che lo aveva lasciato.

Partecipa ora in maniera passiva al monologo della moglie e annuisce.

Spera che il viaggio termini presto e che riescano a raggiungere subito il loro appartamento dove lui si chiuderà nel suo studio e riemergerà tre ore dopo.

Stazione Conciliazione

Scendono.

Lei, i suoi sacchetti griffati, la sua pelliccia, la sua aria di ingrata insoddisfazione.

Lui, i suoi ricordi schiariti, la sua mestizia.

Stazione De Angeli

Sale una ragazza e stringe un sacchetto Feltrinelli.

Dentro c’è un pacchetto che ha già aperto.

C’è un Cd e sorride da sola.

Legge il biglietto. Lo rilegge. Lo rilegge.

E sorride.

Scende e porta con sè una ventata di felicità straripante.

Ora scendo anch’io.

Credo di avere anche io dei pacchetti.

Ma invece non li ho.

E tutto questo mi fa venire in mente quel bellissimo brano di De Gregori, Natale 1978

C’è la luna sui tetti e c’è la notte per strada
Le ragazze ritornano in tram
Ci scommetto che nevica, tra due giorni Natale
Ci scommetto dal freddo che fa.
E da dietro la porta sento uno che sale
Ma si ferma due piani più giù
Un peccato davvero ma io già lo sapevo
Che comunque non potevi esser tu


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