IO CREDO NELLE FATE

IO CREDO NELLE FATE

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Ogni favola è un gioco, che finisce se senti: Tutti vissero felici e contenti

Emozioni in musical – Peter Pan – una favola per i grandi

Il sipario si apre e un ragazzo, un cantastorie, comincia a narrare a suon di musica una storia che “Inizia con C’era una volta, e finisce con Vissero felici e contenti”, una storia che parla di persone che sanno volare e di isole che non ci sono. La racconta a bambini affascinati dalle favole, mentre i “grandi”, imbizzarriti e chiusi nel loro raziocinio, chiedono a gran voce che lui smetta con queste idiozie. Subito dopo troviamo la camera dei ragazzi Darling e una Wendy sorella maggiore che gioca a fare la mamma di John e Michael. Le battute sono le stesse che conosciamo bene, quelle della Disney, quelle del romanzo. Nana è un enorme peluche abitato che si aggira per la stanza. Mamma Darling una donna dolce e suscettibile che non sa bene a chi credere, se ai sogni dei suoi bambini o al marito Agenore convinto che “Pim Pum Pam” sia solo invenzione della mente creativa della figlia maggiore, divenuta troppo grande per continuare a raccontare di queste frottole. Ecco che arriva Peter alla ricerca della sua ombra. Ecco che comincia la magia. Peter col suo entusiasmo coinvolge tutti, pronti a partire, direzione Isola che non c’è. Ma come si fa ad andare su un’isola che non c’è? È facile, “Seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino…” canta Peter a Wendy. E tu quasi ci credi. È facile, no? Basta solo volare. “Ma non si può volare”, ribatte John, non c’è nessuna formula matematica che lo spieghi. “Come non si può, io lo so fare”. E Peter si solleva in aria volando per la stanza. “Qui la matematica non c’entra niente. Pensieri felici, un pizzico di polvere di fata e Op, eccoti qua a volare con me, è facile, visto?”. E vedi i profili dei quattro ragazzi che si librano in alto contro un cielo stellato, quasi non pensi che siano attaccati a una corda che li solleva.peter pan -io credo nelle fate

Che dire, io lì mi sono emozionata. Lo sai che non è reale, e poi la canzone già la conosci, ma vedere quei ragazzi convinti di quello che dicono perché ci credono, in quel momento fa credere anche te.
Volete sapere qual è stato il momento più bello? Quando Campanellino muore. No dai, non muore sul serio, solo un pochino. Noi tutti sappiamo che per non far morire una fata in punto di morte bisogna dire a gran voce “Io credo nelle fate”. Chi non lo sa. Infatti i bambini in platea cominciano a urlare insieme a Peter “Io credo nelle fate!”, ed è dolcissimo sentirli, perché loro ci credono davvero. Ma il bello viene quando ti ritrovi a dirlo tu, la vicina alla tua sinistra, tua nipote accanto, un papà dietro di te, un’altra mamma davanti. Tutti insieme a urlare “Io credo nelle fate” in attesa di vedere quella lucina verde tornare a brillare. Grandi e piccoli – che poi chi è il grande in quel momento è lecito chiederselo – commossi perché vorremmo tanto credere alle fate.
E voler credere nelle fate è tanto diverso dal crederci? Non è la stessa cosa, certo, ma è il primo passo.

Questa la ragione per cui ieri sono andata a rivederlo, con quella stessa nipote che lo scorso anno temeva di dire fandonie urlando di credere nelle fate, perché noi, noi grandi, le avevamo insegnato così.
Ieri ancora commossa fino alle lacrime, ricordando la bambina che non ho il coraggio di lasciar andare, e che alle volte mi manca infinitamente.
“Ogni favola è un gioco” canta Wendy “ed è vera soltanto a metà”.
Alla fine dobbiamo tutti crescere, crescere significa vivere.
Ma questo non ci impedisce di credere.

Per chi volesse volare direzione Isola che non c’è… Peter Pan ora è a Milano http://www.peterpanmusical.it/ 


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