LE CICATRICI DELL’ANIMA

LE CICATRICI DELL’ANIMA

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Le cicatrici dell’anima.

“C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”
Leonard Cohen

Chi sono i cicatrizzati?

Li riconosci subito: sono quelli che sorridono, di un sorriso a volte tirato.

Sono quelli che riescono a vedere oltre le miserie quotidiane, senza darvi peso eccessivo.

Sono quelli che diventano indulgenti verso il mondo, perché tutto assume un “peso” relativo: è come se nulla potesse essere peggio di ciò che aveva generato la cicatrice.

La spaccatura dell’anima.

Quella netta linea di confine tra il PRIMA e il DOPO.

PRIMA della ferita la vita aveva un andamento leggero e ondivago, con sussulti e forti turbamenti generati a volte anche da inezie.
DOPO la ferita, poi cicatrice a vita, la vita appunto assume una linea con andamento più costante: un turbamento “relativo”, ovvero solo per quello che conta davvero.

La ferita che ha provocato la cicatrice ogni tanto si fa sentire.

Le cicatrici dell’anima sono diverse da quelle del corpo.

Quando la ferita del corpo si è ben rimarginata, la cicatrice è così abilmente ricostruita con il tessuto epiteliale che poi più non cede, né si riapre.
La ferita dell’anima è diversa: non c’è mai sufficiente tessuto epiteliale e mai si rimargina definitivamente.
Basta poco per scollare i suoi lembi e farla lacrimare.
Basta un ricordo, un suono, una somiglianza, un’immagine.
Basta avvertire dentro la pena, quella stessa che avevamo sentito allora.
Basta la voce della nostra coscienza che tenta di dirci qualcosa.
Basta un brutto sogno che al risveglio ci lascia tanta amarezza.

Tutti i cicatrizzati lo sanno.

E il balsamo per la ferita è solo il Tempo.
Il Tempo che dopo poco permette che la cicatrice si rimargini.
E poi l’anima si placa.

Ma quella cicatrice incancellabile è preziosa.
Senza quella cicatrice l’anima vagherebbe in un turbinio senza direzioni certe.

La cicatrice è invece l’àncora.
Quello che al cicatrizzato ricorda continuamente che esiste un senso, che c’ è una spiegazione per tutto ciò che ci accade.
Basta sedersi e pensare.

Ecco, la cicatrice dell’anima ci offre l’opportunità di pensare, senza scorciatoie o vie di fuga.

In Giappone, quando un oggetto in ceramica si rompe, lo si ripara con l’oro (tecnica del Kintsugi), poiché si è convinti che un “vaso rotto possa divenire ancora più bello di quanto già non lo fosse in origine”.

La tecnica del Kintsugi giapponese ci ricorda che la vita è costituita non soltanto d’integrità, ma anche di rottura.
Le imperfezioni e i dolori dell’anima non sono da nascondere: sono quello che ci hanno plasmato, ciò che ci ha fatto diventare come siamo.

Nella tecnica Kintsugi l’oro accentua e rende ancora più visibile la spaccatura.

Perché dalla ferita può nascere una nuova forma di bellezza.


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