LE MAMME  (STRANIERE)  SALVERANNO LA SCUOLA?

LE MAMME (STRANIERE) SALVERANNO LA SCUOLA?

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Dobbiamo guardare alle mamme straniere per salvare la scuola e  ritrovare il coraggio di fare i genitori? Solo le mamme straniere sono collaborative con gli insegnanti, forse perché hanno abbandonato il loro paese per cercare (qui) un futuro migliore per se e per i loro figli? E noi? Siamo davvero solo genitori da I-Phone?

Oggi c’è ricevimento genitori nella scuola superiore dove insegno, le mamme (straniere e non) arrivano puntualissime, non c’è parcheggio, macchine ovunque, mi faccio largo tra i genitori in attesa, cercando la mia aula.

Insegno qui da trent’ anni, quest’anno col part-time che ho preso per via del mio vecchio cuore dovrei ricevere solo fino alle diciassette e trenta, vedremo.

Le mamme “primarole” le riconosci subito: capelli appena fatti, si guardano attorno spaesate in quell’istituto con quasi 2000 allievi, dove il figlio ha appena iniziato la propria carriera scolastica “alle superiori”. Sono le più entusiaste. Sono quelle che ci tengono di più, che trasmettono ancora ai loro figli il senso che ha andare a scuola , che sperano in un futuro migliore.

Poi ci sono i genitori che difendono. Difendono la loro idea di figlio. Difendono la loro idea di sopravvivenza. Difendono il fatto che loro non sono in grado di aiutarli, e che sia un loro diritto chiamare i figli durante le lezioni al cellulare, per sapere com’è andata. Questi genitori regalano l I-phone a ragazzini di quattordici anni “perché altrimenti chi la sente” – sono soprattutto le ragazze a essere esigenti mi spiegano – e “perché non vorrà mica che sia esclusa”. Di apprendimento non si parla, provo a chiedere come hanno regolato il tempo-studio a casa, mi rispondono che “il gruppo WhatsApp delle mamme è d’accordo” sul fatto che diamo troppi compiti. Certo, i compiti.

Poi ci sono le mamme “straniere”. Tutte, rigorosamente, sole. Sole e di fretta, hanno “lasciato a casa il piccolo” per venire dai professori. Una mamma mi dice “Maestra, mi aspetti, vero, non vai via, vero, sono venuta apposta per conoscerti, mia figlia parla sempre di te, è contenta”. Esco un attimo dall’aula, vado a contare i “miei genitori”: ce ne sono ancora una ventina, altroché mezz’ora di meno come mi ha detto la collega espertissima di part-time e dico: “Sì, mamma, ti aspetto, sono mamma anch’io, vi ricevo tutti, come il solito”. Al diavolo il part-time.

Una mamma viene dall’est, figlio già respinto, ultimamente ho dovuto riprenderlo perché, nonostante la bocciatura e la sua grande intelligenza, non studia. La mamma è giovanissima, non ha più di trent’anni, ma i suoi occhi grigio-azzurri sono serissimi. Una mano sul cuore mi ringrazia. ”Grazie Maestra, tu mi hai aiutato, mi aiuti sempre quando lo rimproveri, quando dici questo non si fa. Perché io dico, dico sempre, ma lui, lui ormai è grande, lui non ascolta me, ma tu non sua mamma e tu, tu dice perché è vero. E lui capisce che deve cambiare. Così non si cresce. Così non si diventa uomini.”

Sono passate ore. E’ iniziato il serale. I bidelli han cambiato turno.

Incrocio la mamma di prima, quella col bambino piccolo a casa. Ha finito anche lei adesso, corre verso la macchina, il telefono appena spento.

“Dasfidania, arrivederci Signora”. Alza lo sguardo, mi riconosce, i suoi occhi grigio-azzurri sorridono: “Dasfidania Maestra. Spassiba, grazie”.

Peccato non sapere il russo.

 

http://www.iodonna.it/attualita/famiglie/2016/05/27/mamme-straniere-a-scuola-di-italiano/

http://mammenellarete.nostrofiglio.it/tag/mamme-straniere

http://mammestraniere.blogspot.it/

 

 


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