MAMMA – COSE DA CAPIRE

MAMMA – COSE DA CAPIRE

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La mamma mi avviso’ che era ora di partire.
Non ero pronta, ma mi precipitai verso la porta, presi le valige che trovai, non so preparate da chi, chiamai l’ascensore e salimmo.

Non parlai, pensavo a chi ci sarebbe stato ad attenderci.
Trovai il solito autista che chiamavamo per portarci all’aeroporto.
Pensai che stavamo infatti per andare la’.
Salutai Giuseppe che come sempre limito’ il suo dialogo con noi all’essenziale.
Era un po’ balbuziente e centellinava le parole e le pause.
Non so perché ma questa sua lentezza tattica mi calmava.
E comunque non ero agitata o inquieta.
Non sapevo assolutamente che cosa mi aspettasse.
Era come se fossi entrata in una storia che non conoscevo e che in qualche modo, o in qualsiasi modo, dovevo interpretare.
Arrivammo e ci dirigemmo al check in.
Non verificai nulla, diedi i passaporti e presi le carte di imbarco, mentre la mamma mi aspettava in sala d’accoglienza.
Eravamo estremamente tranquille.
Strano, non sapevo dove eravamo dirette.
Non aveva nessuna importanza saperlo.
Io ero con mia madre e lei con me.
Arrivarono per condurci al finger.
Ci sedemmo e aspettammo il decollo.
Stavamo volando e ad un certo punto mi addormentai.
Mi svegliai perché mia madre mi stava chiamando.
Eravamo pronte per scendere.
All’uscita dall’aereo ci trovammo da sole in una radura erbosa.
Poco lontano si intravedeva una strada, e un calesse con due cavalli.
Un uomo ci aspettava.
Ci fece salire e si diresse verso il mare, perché la strada prendeva quella direzione.
Arrivammo davanti ad una casa, bianca, con una veranda sul davanti.
L’uomo ci fece entrare.
Ci aspettava una governante con due tazze di caffè fumante.
Ci accomodammo in veranda e iniziammo a parlare.
Mia madre inizio a descrivermi la sua vita dalla nascita, come se lei fosse stata partecipe a se stessa dal primo secondo di vita.
Era meraviglioso scoprire la sua storia vera e completa, e più volte la interruppi per farle ripeter dettagli che mi incuriosivano.
Pensavo:” quante cose posso capire che non avrei mai capito” e, cosa ancora più sorprendente mi sembrava che la sua storia appunto, ma non il dipanarsi dei vari eventi e avvenimenti, quanto il sentimento, il giudizio, il senso di quel racconto assomigliassero al mio.
Il racconto della mia vita in realtà non sarebbe affatto una copia conforme della sua, io non mi ero sposata e non avevo avuto figli, mi ero laureata e avevo lavorato timbrando cartellini oltre che svolgere un’attività libero professionale con lei sempre al mio fianco.
Però tutti i commenti sugli avvenimenti storici di cui eravamo state partecipi in tempi diversi, gli atteggiamenti davanti al lutto, alla perdita, al dovere, al piacere e alla gioia cui la vita l’aveva via via posta innanzi ricalcavano i miei.
Non era vero, lo sapevo, io ero sempre stata per forza più dura, più spavalda, anche più impulsiva e persino violenta verbalmente, e lei, mi sembrava, ne aveva sofferto anche.
Ma adesso, mentre raccontava questa storia mi sembrava che nulla si contrapponesse a quello che io in quell’istante avrei pensato o fatto nella stessa situazione in cui si era trovata lei o mi fossi trovata io.Indifferentemente.
Si, mi sembrava che non ci fosse differenza alcuna fra il mio essere e il suo essere.
Forse io avevo vissuto la sua storia di mamma quando lei, dopo la morte di mio padre, era diventata, per me, la mia bambina.
E io la sgridavo esattamente come aveva fatto lei, peccato che non avrei dovuto farlo.
Lei era la mia mamma.
Ma io dovevo proteggerla, difenderla e insegnarle come difendersi se io non ci fossi stata.
Per cui ero dura, spavalda e a volte persino violenta.
Però non le facevo mancare nulla, nulla che potesse essere il massimo tributo per dimostrale il mio immenso amore e la mia perenne prova di gratitudine, dipendenza, e dedizione.

La mamma raccontava, era arrivata all’età che avevo io, e io ascoltavo il suo racconto di orfana.

Non capivo se ero sola, se ero lei, se ero lei con me o io coi suoi ricordi di me e di lei.

Io sapevo che questo racconto era diventato una musica e mi piaceva ascoltarla.

Non vedevo più il cielo, il mare e il verde dell’erba, non sentivo piu nulla ma fluttuavo…..


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