MASCHI CORAGGIOSI E RESPONSABILI CERCASI

MASCHI CORAGGIOSI E RESPONSABILI CERCASI

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

 

Non mi interessa quello che pensi a meno che non si tratti di me.
(Kurt Cobain)

È appena terminata su Sky l’edizione di Matrimonio a prima vista Italia, il celebre format “Married at the First Sight”, che per la prima volta è approdato nella nostra penisola.

Avevo seguito le versione “nordiche” (Danimarca e Svezia) e anche quella USA.

Sorvolando su quella americana che mi è parsa molto romanzata e poco autentica, avevo invece molto apprezzato le versioni nordiche per la semplicità e veridicità del format.

Per chi non lo conoscesse si tratta di un esperimento “scientifico” in cui un team di “esperti” associa due single con caratteristiche sintoniche e crea delle coppie che si incontreranno la prima volta il giorno del loro matrimonio civile celebrato alla presenza di amici e parenti; la coppia avrà poi un mese per decidere se continuare il matrimonio oppure optare per una separazione legale.

Non mi dilungo sul format che a mio avviso è un interessante esperimento socio-psicologico gestito e commentato da una équipe di professionisti del settore (psicoterapeuti, sessuologi, sociologi).

Quello che mi ha colpito confrontando le versioni nordiche con quella italiana, è la forte componente narcisistica che trasudavano gli italici protagonisti : se nel Nord Europa il matrimonio era celebrato in maniera semplice e con pochi invitati, in Italia invece i matrimoni sono stati sfarzosi, molto esibitivi, lasciando lo spettatore attonito e in ansia rispetto al carico di aspettative che questo generava (ma durerà ? Con questo matrimonio ? Questo sfarzo? Cosa diranno gli invitati? Gli restituiranno i regali? Eccetera, eccetera …).

E ancora.
Se nel Nord Europa la coppia si incontrava e assumeva un atteggiamento conoscitivo, ma con il dovuto distacco che merita un “esperimento scientifico”, i protagonisti italiani invece immediatamente mettevano in scena una forte carica patemica condita di lacrime e sfoghi emotivi con amici e genitori perché sopravveniva immediatamente la delusione tra ciò che si era fantasticato (la richiesta senza compromessi di bellezza, fascino, attrazione fisica e cerebrale) e la realtà.

E così invece di farsi aiutare dall’équipe, seguendo i consigli che fanno parte dell’esperimento scientifico per imparare a conoscersi, come succedeva tra le coppie nordiche, le coppie italiche erano completamente annichilite dalla incapacità di lasciarsi andare ad un “gioco” conoscitivo che presuppone la possibilità di assumersi delle responsabilità adulte senza frantumarsi in sterili piagnistei (lo volevo più bello, la volevo più indipendente, lo volevo più passionale …).

E il “gioco” passa in secondo piano perché prevale un risentimento che evita la scoperta dell’altro ; mentre le coppie nordiche vivevano questa parentesi come una opportunità per conoscere in un modo insolito un’altra persona affine, in Italia si invocava l’accalorato consenso della suocera, della mamma, della sorella.

E via di rimostranze anche aggressive (lavati i capelli, dimagrisci, trovati un lavoro ) che presuppongono il prendersi eccessivamente sul serio, ma anche una non capacità di liberare la mente da pregiudizi di genere (devi imparare a cucinare se sei mia moglie).

Stante le premesse, le coppie hanno tutte optato per la separazione, diversamente dal format Nord Europeo in cui la percentuale di matrimoni che hanno resistito è stata più alta.

In ogni caso, se le tre italiche donne poste davanti alla domanda – matrimonio o divorzio? – hanno dichiarato di aver voglia di continuare l’”esperimento” per vedere come nel tempo si sarebbe evoluta la relazione, tutti e tre gli uomini hanno invece espresso il desiderio di interrompere il gioco-matrimonio perché eccessivamente spaventati dalle responsabilità che questo “gioco” comportava, indorando la pillola con un laconico “restiamo amici”.

E così i maschietti sono tutti tornati con la coda tra le gambe dalle rispettive mamme e sorelle.

La domanda a questo punto è: ma la possibilità di mettersi in gioco accettando le “regole” fino in fondo, senza pensare che tutto sia destinato ad essere necessariamente “per sempre”, ma con la disponibilità a mettersi anche in discussione, a cogliere questa opportunità per capire i propri limiti e riflettere su se stessi, i propri bisogni, la necessità di un cambiamento, scendendo anche a patti con la realtà che necessariamente non sarà mai al livello delle nostre alte aspettative di giovani narcisi è dunque impossibile?

E magari, pensando a cose più serie di un divertente format televisivo, potremmo fare qualcosa per porre fine a questo narcisismo imperante e assassino di tutti quegli uomini (58 uomini solo dall’inizio del 2016 ad oggi) che hanno BARBARAMENTE ucciso le loro compagne “colpevoli” di voler uscire da una relazione malata e coercitiva?

Il narcisismo, l’amore smisurato verso se stessi che porta ad annientare l’altro quando l’altro si sottrae al proprio controllo/ possesso è un problema serio che tutti noi, ma soprattutto gli uomini devono oggi più che mai affrontare, interrogarsi sulle cause e RISOLVERE per primi.

Tertium non datur.

Il narcisismo sembra proprio essere, purtroppo, la piaga di questa nostra società.

Narciso ha una pagina Facebook. C’è solo il tasto «mi piaccio»
(Lia Celi, Twitter)


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Leave a Comment