PER FORTUNA C’È AUGIAS

PER FORTUNA C’È AUGIAS

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Augias vs Loffredo, Corrado vs Fortuna.
Più correttamente, direi, si dovrebbe parlare di scontro tra tifoserie pro e contro il noto giornalista.
Dico da subito, comunque la pensiate, che ciò che mi infastidisce maggiormente di tutta la faccenda è il fatto che, come è costume nel nostro paesucolo avido di notizie fresche ad ogni costo, la vera questione, la tragedia della piccola Fortuna Loffredo, stia passando in secondo piano rispetto al dibattito sull’uscita, criticata ferocemente da molti e condivisa da altri, di Corrado Augias durante l’intervista di Giovanni Floris.
Inutile dire che ciò che il destino ha riservato a Fortuna è un’ingiustizia a cui non si può trovare motivazione plausibile, i bambini sono ciò di cui più prezioso non possiamo immaginare ed avere e come tali, come un tesoro inestimabile, andrebbero tutelati.
Altrettanto scontato è condividere l’orrore verso la pedofilia, un po’ meno scontato è non abbassare la guardia, pensando che sia qualcosa di lontano da noi, che non ci riguarda.
I media, soprattutto il web ed il suo stuolo di commentatori, esperti per l’occasione di qualsiasi cosa, è stato teatro di una vera battaglia, ho letto persino di accuse di “pruriti” rivolte ad Augias, che sarebbe lui per primo un pedofilo.
Nel qualunquismo imperante una voce schietta e illuminata, che, senza fronzoli, ma non per questo cinica, sbatte in faccia a tutti che una parte di responsabilità, seppur inconsapevolmente, potrebbe essere dei genitori, diventa qualcosa di cui offendersi e indignarsi fino alla denuncia -Pietro Loffredo, padre di Fortuna, ha denunciato il giornalista per diffamazione-, qualcosa per poter riscattare la propria ignoranza “buona” rispetto al cattivo “acculturato”, come gli ignoranti spesso chiamano chi è colto, come se si volesse, attraverso quella accezione, dare alla cultura un demerito…
Ho riascoltato lo stralcio incriminato dell’intervista più volte e fatico ancora a capire come si possa pensare ad una difesa della pedofilia o, quantomeno, ad una legittimazione: il fulcro del discorso di Augias sta nella responsabilità degli adulti nei confronti dell’infanzia e non nel voler giustificare un pedofilo dando la colpa al bambino.
Permettere che una bambina si atteggi e si vesta come una ragazza perché vuole imitare una sorella maggiore o chicchessia, è logico che di per sé non sia un problema, anzi il gioco emulativo è un importante momento nell’infanzia; ma una cosa è indossare un paio di scarpe della mamma e voler provare ad usare il rossetto dentro le mura di casa, tutt’altra è assecondare, da parte dei genitori, questo desiderio al punto da vestire e truccare una bambina come un’adolescente, trascurando che là fuori c’è un mondo in cui un simile modo di apparire può essere una scintilla sulla miccia di una mente malata.
Non significa depenalizzare la violenza, ma tutelare chi non può arrivare a capire ciò che, purtroppo, alcune persone arrivano a fare.
Ho letto in molti commenti, che così si lede la libertà dei genitori, che la malizia è negli occhi di chi guarda: sarebbe vero, secondo me, se si trattasse di rapporti tra adulti; è assurdo pensare che una donna non possa vestirsi come vuole, è raccapricciante che qualcuno pensi che una scollatura o una gonna corta siano un via libera per una violenza sessuale, ma quando la vittima non ha coscienza di ciò che può rappresentare un vestito od un atteggiamento se visto dagli occhi sbagliati, la responsabilità è anche di chi avrebbe dovuto vigilare e invece ha preferito assecondare un capriccio o, peggio ancora, ha egli stesso incoraggiato quel desiderio di apparire più “grande”.
I bambini devono fare i bambini, di noi adulti, soprattutto di noi genitori, è il compito di far sì, con ogni mezzo, che ciò avvenga.


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