SE PETALO STA A PETALOSO…

SE PETALO STA A PETALOSO…

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

 

Oggi tutti i social network parlano di questa storia -un po’ da Libro Cuore, forse-, del bambino che conia un termine nuovo, della maestra che interroga l’Accademia della Crusca e della suddetta Istituzione che risponde dando al bambino una risposta positiva: la parola “petaloso” ha senso. Petaloso, se confortato dall’uso, può essere annoverato negli aggettivi della lingua italiana.

Se un manto coperto di peli è peloso, allora un prato coperto di fiori è petaloso, ça va sans dire.

Le mamme si commuovono, le maestre condividono a più non posso, i bambini si sentono rinfrancati, i leoni da tastiera dicono la loro, al veleno, come sempre.

A me la cosa in sé è piaciuta molto, devo dire: mi accorgo anche da sola che il mio parere è un po’ figlio della mia formazione umanistica e del mio diletto nella scrittura. Amo chi fa dell’attenzione alla forma della parola un suo obiettivo costante nella comunicazione. Figuriamoci poi se l’idea arriva da un bambino che invece di erodere il numero dei suoi neuroni giocando alla Playstation sta lì a coniare un nuovo termine, lo sottopone alla maestra, la quale facendo fede al suo compito principale in ambito educativo si prende la briga di sottoporre la quaestio all’organo di massima competenza sulle tematiche ortografiche del nostro Paese.

Secondo me è una storia bella, un raggio di luce, un petalo di rosa in giornate in cui di bambini si parla per contendersene i diritti, per raccontare degli eccidi in Siria e dei suicidi in Romania.

C’è chi sta spendendo tempo a dire che a questo punto accettiamo ogni “orrore ortografico” -come avrebbe detto la mia professoressa di italiano al liceo- soltanto perché proviene da un bambino, altri che si scagliano contro l’Accademia della Crusca, che non avrebbe a cuore la purezza della lingua tradizionale. Ma la lingua è dinamica, signori, si evolve! E ben venga se l’evoluzione arriva dai piccoli, che vedono in un manto erboso colmo di colori una nuova parola!

In un panorama linguistico che sta perdendo l’amore per l’ortografia, per la scelta della parola più ricercata a vantaggio dell’abbreviazione, delle k al posto delle ch, dei ‘ciaone’ e dei ‘piuttosto che’, io prendo questa come una bella notizia, che, guarda caso, arriva da un bambino, dalla sua capacità di andare oltre gli schemi e di immaginare una parola che descriva non solo l’insieme dei petali, ma una sensazione, un’esperienza.

Matteo, bravo (decisamente più bravo di chi ha inventato “inzupposo” per una campagna pubblicitaria di un biscotto. Perché inzupposo, caro il mio copy, non si può proprio sentire).

 

 


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Leave a Comment