SIAMO TUTTE FUORI TAGLIA ?

SIAMO TUTTE FUORI TAGLIA ?

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Ovunque richiami alla dieta. Mettiti in dieta o sei fuori.

E ogni primavera succede una cosa curiosa: tutte, ma proprio tutte, ci mettiamo a stecchetto.

Indipendentemente da che taglia abbiamo.

 

Fuori taglia, addirittura oversize: alcune di noi sono convinte di esserlo da sempre, altre fanno finta di niente, ma ci soffrono. Sono poche, pochissime le donne di ogni età e ceto che si sentono bene nel proprio corpo. Io ho amiche magrissime che vanno da mesi dal terapista per rassodare la cellulite con massaggi e macchine ultracostose e all’avanguardia, dicono loro, e che costantemente si misurano la massa grassa con quell’aggeggio che sembra la pinzetta delle ciglia di Frankenstein “perchè sai, è un metodo scientifico!”

Il lamento che mi giunge più disperato è però quello delle neomamme, di quelle ex-bellissime ragazze tra i 20 e i 40 che si vedono “strabordanti” in tutte le loro circonferenze dopo il parto, e devo dire che qui mi sento proprio di invertire la tendenza, invitandole a far proprio il mio motto: “Marylin non era una small!”.

Anch’io una volta gravitavo su un normopeso, e, anche se il mio davanzale non era mai stato prosperoso, non me ne curavo; altri tempi, si sa. Avevo appena partorito e ancora ricordo gli occhi sgranati della mia testimone di nozze che sbottò in un incredulo: “Ma dai, avrai una sesta!!”. All’ epoca non capii l’importanza di una tale esclamazione che, detta da una donna, avrebbe dovuto assumere un valore ancora più elevato nella scala della mia autostima femminile.

Ma questo era forse l’unico dei valori che non mi era stato insegnato. Certo, come “femmina” dovevo essere sorridente e rispettosa, ma non piacente. Perché piacere voleva dire essere volgare. Ed ecco che quando crescevi e ti dicevano “Ma sei diventata signorina!” per qualche motivo ti dicevano che le camicette in seta indiana che tanto adoravi erano troppo trasparenti. Nessuna di noi chiedeva: “Trasparenti per chi?”

L’unica cosa che a molte di noi è stato insegnato è  a la-vo-ra-re; lavorare tanto, in casa, a scuola, all’università, e a essere migliori degli uomini; questo continua ancora oggi, l’abbiamo passato alle nostre figlie. Ma essere una donna-donna, come si dice adesso, non è una contraddizione in termini, anche se è chiaro che gli uomini non hanno problemi di circonferenza: un uomo con la pancia è considerato “rassicurante”, “paterno”, ma ad una donna non succede.

Non succede perché siamo noi stesse a non parlar d’altro che del vestito che non riusciamo più a mettere e dei jeans adorabili in cui non entriamo più. Non succede perchè non crediamo di essere ancora più belle, più donne in un corpo che non corrisponde più ai canoni; che poi, quali canoni?

E’ in un’intervista che una famosa modella degli anni ‘80 disse una grande verità: alla domanda – Cosa non si deve mai dire ad un giornalista – rispose: “Non dite mai di avere le unghie in disordine, si ricorderanno le unghie, non il vostro nome!”

E’ così: l’immagine che creiamo di noi stesse si proietta e si amplifica: se non ci apprezziamo noi come donne, perché dovrebbero farlo gli altri?

Da oggi stesso quindi donne-mamme e soprattutto neo-mamme scrivete sullo specchio del bagno e ripetete tre volte, prima e dopo i pasti: IO SONO UNA DEA.

Qualunque sia la vostra taglia.

 

 

 

 


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