Siamo tutti ormai EMOTICON dipendenti?

Siamo tutti ormai EMOTICON dipendenti?

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Le emoji (nome di derivazione giapponese con significato di “parole figurate”) traducono le emozioni in segni più propriamente iconici.
Ma a noi piace chiamarle “faccine”.
Le cosiddette faccine stanno rivoluzionando le nostre conversazioni epistolari.
Brevi messaggi, Instant Message: in un istante vogliamo comunicare e vogliamo che si capisca bene la nostra intenzione.
Lasciamo da parte per il momento le faccine declinate nella direzione dell’eccesso: la faccina Munch, gli occhi sbarrati, la faccina disgustata o quella ingolosita e tante altre molto divertenti e ironiche.
Quelle le usiamo per condire meglio un discorso, per punteggiare le nostre emozioni, per estremizzare un po’ teatralmente il discorso.
Qui vorrei parlare delle faccine emozionali più intense: la faccina che arrossisce, quella che dà il bacino con il cuore e quella con bacino ma senza cuore.
Spesso le usiamo per accompagnare una frase e sottolinearne l’enfasi affettiva.
Per far capire quello che uno short text non può trasmettere.
Per esempio il bacino con il cuore.
Sarebbero da scrivere pagine e pagine sul significato relazionale di questa emoticon.
In alcuni casi è abusata e appoggiata nel messaggio con leggerezza e superficialità: per esempio nella chat delle mamme dei compagni di classe perché una di loro ha comunicato che la figlia ha la febbre; oppure dopo una affermazione di stanchezza / giornata pesante: faccina con bacino. Smack.
Certe volte invece questa faccina la utilizziamo per dire cose non dette, mai dette, per evitare di affermare verità inconfessabili.
È il segno di un affetto profondo che fa fatica ad esternarsi per pudore o per imbarazzo.
È lo strascico di un sentimento importante mai spento.
È il desiderio di comunicare all’altro la nostra profonda vicinanza.
Ok, bene.
Ma perché non dirlo con le parole?
Perché non dire: senti io ti voglio profondamente bene, io ti sono immensamente vicino, io …
Perché siamo così spavaldi nella manifestazione segnaletica delle nostre emozioni, ma siamo così spaventati nel dichiararle verbalmente, apertamente, senza nascondersi dietro una faccina con più sfaccettature?
Forse è tornato il momento di cercare, o quantomeno provare ad esprimere realmente le nostre emozioni.
Dare messaggi autentici e facilmente interpretabili.
Non la faccina che arrossisce, ma l’ammissione del proprio turbamento.
Dire, scrivere: mi hai turbato e sto arrossendo, arrossendo per quello che hai detto, per la situazione.
Non la faccina che manda un cuoricino, ma la dichiarazione del proprio coinvolgimento.
Ti voglio bene, provo affetto profondo, il nostro legame è speciale.
Non la faccina che manda un bacino senza cuore. Alcuni dicono che si tratti di una faccina che fischietta. Altri dicono che si usa nei momenti in cui si ha il timore di essere fraintesi per la presenza del cuoricino; si decide di omettere il cuore per rendere più neutro il messaggio.
Ma mettiamolo questo cuoricino!
Ma soprattutto: impariamo a verbalizzare ancora i nostri sentimenti!
Non lasciamoci travolgere da un messaggio sincopato, utilizzando emoticon che non sempre hanno un chiaro e univoco valore segnaletico.
Ci vuole più coraggio.
Sempre.
Faccina che sorride e faccina che fa occhiolino.

I sentimenti profondi assomigliano alle donne oneste, che hanno paura di essere scoperte, e passano nella vita con gli occhi bassi.
Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale, 1869


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