STORIA DI UN “NON STUPRO”

STORIA DI UN “NON STUPRO”

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C’è stata una sentenza. Un giudice ha definito “non stupro” un atto sessuale di un essere “umano” maschile, vigile, su un essere umano femminile in stato di incoscienza.
Una leggerezza di 20 minuti, l’ha definita il padre del ragazzo.
La parola non è leggerezza.
La parola è STUPRO.
LO STUPRO E’ UN CRIMINE.

“Il punto è che SEMPRE, ANCORA, NEL 2016 le ragazze se la cercano. Le loro gonne sempre troppo corte, il trucco eccessivo, e poi, hai visto come bevono?  Ah mia figlia no. Mia figlia studia, è brava, frequenta ragazzi  “per  bene” “.

Mi verrebbe da chiederti:”Siamo sicuri? Siamo sicuri che tua figlia frequenti ragazzi per bene? Li hai mai sentiti parlare? Sai di cosa parlano? E soprattutto, sai COME si parlano? E tua figlia? Quanto tempo passa a farsi bella perché crede di non esserlo?”

“Sì, a volte mi chiede i soldi per essere alla moda, il capello lungo come le sue compagne, anche se lei è un maschiaccio veramente, da piccola le piaceva il rugby, ma poi le sue compagne le han detto che aveva i polpacci da calciatore e così ha smesso. Ha smesso anche di portare i capelli corti. Sai, le si vedevano gli occhi, da piccola. Adesso li nasconde dietro la frangia, non glieli vedo più, china com’è sempre sul cellulare”.

E poi è arrivato lui. Il ragazzo perfetto. Casa nei quartieri alti, genitori famosi ma affabili, quel nonsoché  di democratico sotto il Rolex portato con disinvoltura, in pendant con le Tod’s.

“Sì, è vero, a volte lei torna a casa con gli occhi rossi: -Mi tratta male- dice lei, ma cosa vuoi son ragazzi, e poi da uno con una casa a S. Moritz e una in Grecia un’urlata la può anche sopportare, no? Sapessi suo padre, quante volte mi ha urlato per delle sciocchezze. Che cosa avrei dovuto fare? Piantarlo? Veramente avrei avuto una vocina dentro che mi diceva: “Vai via, ne troverai di meglio, sei intelligente, bella”, ma poi figurati, mia madre mi aveva sempre raccontato che gli uomini sono così, – per essere veri  ommeni – diceva – devono essere duri, sennò so’ femmenelle – e quindi mi sono adeguata. Ti abituerai, ti abituerai, anche tu, come ho fatto io, le ho detto, cosa dovevo dirle?”

Poi un giorno mi hai detto che sì, tua figlia non ti parla più. “Dice che deve studiare . Quest’estate va in Grecia con i genitori di lui, no, noi non andiamo, non abbiamo lo yacht, noi. Non vogliamo che si vergogni dei suoi genitori, sai com’è. Sì, dopo la maturità vanno a stare in America. C’è un’università importante, lui va a studiare lì, lei no, lei smette, forse ha un ingaggio come modella. Anzi, domani c’è una festa. Sì è la festa delle matricole, una festa importante, ci vanno tutti i figli degli uomini più ricchi d’America.

Ha detto che mi chiama quando torna a casa, ché qui è giorno”.

 

 

 

 

 


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