TUTTI LA CHIAMANO FELICITÀ

TUTTI LA CHIAMANO FELICITÀ

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Il caro vecchio dizionario Zanichelli, definisce la parola “felicità” come lo stato d’animo di chi è pienamente appagato. Quindi ne sappiamo come prima. La vera domanda è: esiste? E se sì, come si riconosce? E può essere completa?

Negli anni ho concepito una mia personalissima idea della felicità. A partire probabilmente dalla prima volta in cui ricordo di averla provata. Una volta i miei nonni mi regalarono un palloncino. Ero molto piccola, avrò avuto tre o quattro anni. Di quel momento ho impresso il sole che brillava e quel palloncino lassù: un cuore rosso e rosa, il più bello di tutti. Il venditore di palloncini lo prese e legò lo spago al mio polso, raccomandandomi di fare attenzione, altrimenti sarebbe volato via. Così fecero anche i miei nonni e sì, avevo capito… dovevo fare attenzione…

Era quella la felicità, ne sono certa. Camminare per le vie con il mio palloncino, con la fretta di portarlo a casa e lasciarlo libero in camera, per averlo sempre con me senza pericoli. Lo spago resistette tutto il pomeriggio. Verso sera tornai a casa, ero appena entrata in cortile e correvo per far vedere alla mamma il mio palloncino, quando il filo si spezzò. Ricordo che cercai di afferrarlo, ma non mi rimase altro da fare che guardarlo volare via, finché non sparì oltre i tetti delle case, facendosi piccolo piccolo. Qualcuno disse: “Che peccato!”

Era solo uno stupido palloncino. Certo. Ma negli anni sono diventata consapevole di una cosa: quel pomeriggio, accanto alla felicità, abitava la paura. Controllavo spesso che lo spago fosse legato bene, timorosa che potesse rompersi, quindi mi chiedo: può davvero, la felicità, essere completa, senza ombre? Pensando ai momenti più belli della vita qualche dubbio mi sovviene…

Esempio: la nascita di un figlio. Si può immaginare un momento più felice?
Ebbene, la felicità completa dura due minuti: poi cominciamo a preoccuparci che stia bene, che abbia un futuro decoroso, che sia felice pure lui.
Felicità e paura.
La laurea sarà seguita dalla preoccupazione di trovare un posto di lavoro.
Le persone che amiamo immensamente potrebbero lasciarci, in mille possibili modi, che neppure riusciamo a concepire. La vita, Dio, il destino, hanno più fantasia di noi.
La gioia di un successo, sia professionale, sia personale, non sarà per sempre.
Il presente radioso che stiamo vivendo, in qualche modo cambierà. Funziona così.
Felicità e paura, come sorelle.

La felicità è nel battito del cuore affrettato, nella testa leggera, nelle mani che tremano, negli occhi che brillano. La felicità è come quel palloncino: vorremmo tenerlo sempre con noi, ma un imprevisto può strapparcelo via. A volte ci separa solo un passo. E a chi dice che quello che si perde si dimentica, che ciò che non uccide fortifica, rispondo: BALLE! Ciò che non ci uccide si porta via qualcosa di noi, ci cambia per sempre. Ci condanna a cercare la felicità, perché una volta provata non possiamo più farne a meno, anche se spesso ne otteniamo solo una pallida imitazione.

Ognuno di noi porta con sé una scatola, che contiene tanti piccoli momenti di felicità. Se ci fermiamo un attimo e ci pensiamo davvero, non ci verrà in mente un vestito costoso, l’auto nuova o il tavolo di mogano del salotto pagato una barbarità. Ricorderemo, invece, profumi, sapori, abbracci, sguardi, silenzi, respiri mozzati. Il fragore del mare, il vento tra gli alberi, la mano di chi amiamo (o abbiamo amato ) stretta nella nostra, una corsa sotto la pioggia, una canzone che ci riporta a momenti lontani.

Momenti che ci hanno colto di sorpresa, che non abbiamo pianificato e che se ne sono andati. Almeno in parte. In realtà non se ne vanno mai, costruiscono uno accanto all’altro il puzzle della nostra vita. Ci dicono chi siamo, cosa vogliamo.

Teniamoli stretti, i nostri momenti felici. Magari ne avremo altri, migliori. Magari la felicità che aspettiamo ci travolgerà come un fiume in piena. Non avremo neppure il tempo di renderci conto che stava arrivando. Magari è già qui.

Magari, stavolta, il filo del palloncino non si spezzerà.

Raffaele Morelli: essere felici.


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