Una parola per una mela

Una parola per una mela

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-Una parola per una mela.

La frase mi pare assurda eppure l’ho sentita. Mi guardo intorno a disagio. Una signora col carrello pieno mi lancia uno sguardo pieno di sospetto.

Come se le avessi toccato con gli occhi l’accozzaglia di cibi e bevande che sta incamerando nella sua utilitaria.

Dall’altra parte due ragazzini corrono sullo skate, un cane piscia a raffica su tutte le gomme che incontra, un uomo legge il giornale.

Cerco le chiavi dell’auto ma la voce mi raggiunge di nuovo alle spalle.

-Una parola per una mela.

Stavolta mi giro, tralascio la signora, i ragazzini, l’uomo con il giornale. E lo vedo.

Un tipo secco e alto, mi ricorda un giunco, gli occhi liquidi dei vecchi, una mano che cade morta lungo il fianco.

Giuro, un attimo prima non c’era. O meglio c’era solo la sua voce e le sue parole senza senso. Ma adesso eccolo, in carne ed ossa, anzi in pelle ed ossa.

Mi guarda senza espressione, tossisce come per schiarirsi la voce.

-Una parola per una mela.

Ripete l’assurdo. Lo ripete con voce liscia e senza grumi.

Faccio un passo verso di lui indeciso. Il mio sacchetto della spesa mostra in trasparenza le mele appena comprate.

Un sospiro e apro la confezione. Sfilo una mela e gliela porgo.

L’uomo afferra la mela e sorride. I suoi occhi sorridono, e così la sua bocca, le sue spalle, i capelli, persino i suoi abiti sembrano sorridere.

Appare diverso ora, più eretto e solido, come se fino a quel momento avesse indossato la vita di un altro. O come se il suo corpo avesse di colpo trovato l’incastro perfetto nel mondo.

Ci guardiamo per pochi secondi. Poi lui attacca a parlare.

-Le sembra strano tutto questo?

-Direi di sì! ammetto abbassando lo sguardo.

Ma l’uomo non è imbarazzato. Sorride ancora, anzi ride apertamente.

Poi fa per andarsene.

-Un momento! Mi aveva promesso una parola…Una parola per una mela…ha detto proprio così…

L’uomo si volta.

-Vuole davvero la sua parola?

-Certo che la voglio, me la deve!

-Ha ragione. La parola che le regalo è “follia”!

-Follia?

Adesso sono io che rido. La parola mi sembra perfetta per la situazione.

L’uomo prende un lungo respiro.

-Follia. E’ una parola che mi ha sempre affascinato perchè non sono mai riuscito a capire il suo vero significato. Chi può essere definito affetto da follia? Siamo tutti un po’ folli, non trova? E chi, dall’alto di cosa, può dare del folle ad un altro? Un bugiardo è un bugiardo. Un ladro è un ladro. Un avaro è un avaro. Qualità oggettive. Ma i folli? Chi sono i folli? Quelli che inseguono strade impercorribili? Oppure gli stravaganti, i lunatici, i fantasiosi?

Si ferma un secondo come rapito da un pensiero. Poi mi guarda fisso.

-Mi hanno dato del folle una volta. E sa come ho reagito? Ho ringraziato con un inchino, molto teatrale, molto ridicolo. E quelli che mi hanno fatto dono dell’aggettivo hanno avuto così la prova di essere nel giusto. I folli non li ama nessuno e sa perchè?

-Per paura?

Scuote la testa divertito.

-No, no, no, no. I folli non li ama nessuno perchè non esistono.

-Ne è sicuro?

-Certo! Senta un po’. Io tra poco andrò via portando con me una mela che ho ricevuto in cambio di una parola. Lei si allontanerà pensando a me e alla sua mela. Tornerà a casa e magari racconterà di questo incontro. E cosa dirà? Ho incontrato un tipo singolare fuori dal supermercato oggi. Mi ha chiesto una mela in cambio di una parola. Un folle? Le chiederanno. No, solo un uomo strano. E allora le domanderanno della sua reazione. E lei risponderà che mi ha dato una mela e ha insistito, anzi preteso, la parola che le spettava. Giusto? E’ questo ciò che dirà?

-Credo proprio di sì.

-Perfetto! Venga che le mostro come si fa un inchino molto teatrale e molto ridicolo!


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