UN’ARMA CONTRO IL NAZISMO DI TUTTI I TEMPI: LO STUDIO

UN’ARMA CONTRO IL NAZISMO DI TUTTI I TEMPI: LO STUDIO

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Oggi è il Giorno della Memoria e i miei studenti mi hanno chiesto: “Di cosa parliamo oggi prof”? “Di com’è iniziato il nazismo” – ho risposto- “e del fatto che la cosa più rivoluzionaria che potete fare per combatterlo in ogni sua forma è studiare”. “Ma come studiare, studiare non è un’arma, non si spara mica con le parole.”

Invece sì. Eccome se si spara con le parole. Se studiamo, impariamo ad andare all’origine dei fatti, a ricercarne le cause, a non fermarci in superficie, al “sentito dire”. Studiare nel senso di combattere l’ignoranza, la chiusura, la paura del diverso. Perché il nazismo è nato così. Si è fatto largo tra la gente normale, che ha creduto a chi raccontava che la crisi era colpa del fatto che gli ebrei avevano i soldi, mentre ai tedeschi il lavoro mancava. A scuola, quando un compagno di banco “spariva”, subito veniva detto che era successo perché era diverso, e in quanto tale cattivo.

Quando hanno cominciato ad obbligare i ragazzi ebrei a mettersi una stella gialla sul cappotto per essere riconoscibili – perché erano bianchi come gli altri, loro – i ragazzi con cui normalmente giocavano, o trascorrevano il tempo, non parlarono più con loro. Anche chi avrebbe voluto fu costretto dalla famiglia a non avere più contatti, perché era considerato “pericoloso”. Fu così che cominciò: una mia amica tedesca mi racconta che un giorno a scuola era assente una sua compagna. Era la sua migliore amica, ma il giorno prima stava bene e così, appena finita scuola, pensò di passare a casa sua, per vedere come stava e per darle i compiti da fare. Quando arrivò, la porta era aperta. Tutto in disordine, che strano -pensò- la mamma di Anna ci tiene così tanto. Entrò un po’ titubante, un brutto presentimento cominciava a farsi strada nel suo cervello, solo il cane si aggirava tra le stanze, piagnucolando. Cominciò a correre per le stanze, chiamando tutti i membri della famiglia: “Herr Jakob, Frau Myriam, Anna”!  Anna non c’era. Non tornò più.

La mia amica mi fece vedere dove abitavano, la casa c’è ancora, una bellissima casa dei primi del ‘900, in quella Germania che ancora non conosceva le guerre, sulle colline di Stoccarda.

Stuttgart

Subito dopo la notte dei cristalli era infatti stata promulgata una legge di “Divieto di Frequenza” lo Schulverbot del 15.11.1938 che impediva “agli studenti di origine ebrea di frequentare le scuole tedesche, come anche agli insegnanti tedeschi di fare lezione agli stessi. E’ inoltre evidente – continuava il testo della legge – che per gli studenti tedeschi è insopportabile trovarsi a sedere nella stessa aula scolastica”. Se qualcuno si fosse opposto, studente od insegnante, sarebbe subito stato arrestato e messo in carcere o deportato in un lager. Si era così creato un clima di terrore tale, sottile ma sempre presente, per cui nessun genitore osava più dire niente quando il figlio veniva a casa raccontando che il compagno non c’era più, per paura che anche la sua famiglia “sparisse”.

Questo è il motivo per cui dobbiamo stare attenti alle parole che diciamo, oggi come ieri: ogni volta che giudicate un compagno per la sua provenienza, vestito o religione state facendo crescere il nazismo che è in voi. Pensate a cosa sarebbe successo se invece di avere il nazismo avessimo avuto un movimento che valorizzava le differenze: in questa classe ci sono persone che provengono da Cina, Moldavia, Polonia, Russia, Italia: non la trovate una cosa fantastica? Se ognuno di noi imparasse da chi è diverso per provenienza, nascita o altro, non saremmo tutti più ricchi?

E’ questo quello di cui dovete parlare, è questo quello che dovete spiegare a casa, quando vi dicono che è colpa di… che quello là è….voi che siete privilegiati, che studiate, dovete spiegare a chi non l’ha fatto e non lo fa che il nazismo è nato così.

Solo così NOI NON DIMENTICHEREMO. MAI.

 www.ilgiornodellamemoria.rai.it

www.zeitklicks.de/nationalsozialismus/zeitklicks


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