HO VISTO ZOOTROPOLIS CON MIA FIGLIA. E HO (ANCHE) PIANTO.

HO VISTO ZOOTROPOLIS CON MIA FIGLIA. E HO (ANCHE) PIANTO.

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Piccole seienni crescono e scelgono Zootropolis; quest’anno niente festa con cappellini, trombette, animatrici vestite da Pippi Calzelunghe e torte buttate per metà nel cestino della sala feste e camionate di patatine grill che non bastano mai. Per il suo compleanno, quest’anno la mia bambina ha preferito il cinema con le amiche (una di quelle cose che io pensavo di fare alle medie, e che lei all’ultimo anno di asilo mi propone con tanto di programma e lista delle invitate alla mano. O tempora o mores).

Bene. L’idea mi piace e la fortuna vuole che siamo proprio nel weekend di uscita di Zootropolis. l’ultima fatica Disney, di cui avevo già avuto modo di apprezzare il trailer durante l’interminabile mezz’ora di pubblicità che separa l’ingresso in sala dall’inizio del film.

Sei bambine, schierate sulle loro sedie, emozionate e felicissime. Il mio compagno ed io a chiudere la fila. Che Zootropolis cominci.

Consiglio vivamente la visione di questo film…a chiunque e onde evitare spoiler di vario tipo, resterò sul vago, ma davvero, correte a vederlo:

  1. innanzitutto perché fa ridere un sacco. Fa ridere i bambini, fa ridere i grandi, a volte per la stessa motivazione. La scena del bradipo (non svelo nulla, è quella che è stata scelta per il trailer) è esilarante, fa leva sulla percezione che abbiamo dei dipendenti agli sportelli degli uffici pubblici, ma senza offendere nessuno in modo grave.
  2. poi perché è un film in cui si parla di valori sani, di sogni per cui vale la pena combattere. L’escamotage è interessante e prende a piene mani dalle favole. I conigli, tradizionalmente pavide prede, le volpi e tutto l’immaginario attorno: la furbizia, il dna del predatore, la capacità di farsi beffe del mondo circostante…tutto vero, fino a prova contraria, fino a quando la coniglietta protagonista non diventa l’eroina della città e il suo amico volpe si dichiara nel suo essere intimamente traumatizzato da un episodio di ‘bullismo’ vissuto durante l’infanzia. Niente è scritto, se non il futuro e la vita che riusciamo a costruire attorno ai sogni.
  3. è un film in cui, a chiare lettere e con un linguaggio comprensibile a chiunque, si parla di accettazione del diverso, di quanto sia intimamente sbagliato provare a rendere innocuo lo ‘straniero’ mostrandolo urbi et orbi nel suo essere pericoloso, minatorio della sicurezza generale e dell’ordine predefinito.
  4. L’eloquio. Che belle parole! Una sceneggiatura degna di un libro di quelli ben scritti. Bravi, bravi, bravi!

Insomma, alla fine ho pianto. Non che per me sia cosa rara, in effetti, considerando che piango anche davanti a molti spot televisivi particolarmente emozionali ed emozionanti, ma questa facilità nel parlare di integrazione, senza fronzoli, senza troppe smancerie, a me commuove davvero.

Vi ho convinti?

Non ancora?

Magari con un video ci riesco!

Buona visione!

 

 


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