LA VITA CHE SI AMA. STORIE DI FELICITA’

LA VITA CHE SI AMA. STORIE DI FELICITA’

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La vita che si ama. Storie di felicità

Vita.
Ero in libreria ed ho sentito l’irresistibile richiamo verso questo libro di Roberto Vecchioni.
Un titolo condivisibile.
Un titolo calamita.
La vita che si ama.

La mia vita che amo, a volte sì, a volte meno.

Le pagine sono volate e ho trovato quello che mi aspettavo: un Vecchioni intimista, immensamente grato alla vita che con lui è stata generosa, soddisfatto dalle relazioni, dal successo, dalle esperienze.

Si apre raccontando la sua idea di felicità ai figli, a cui è dedicato il libro.

La felicità non si definisce, c’è, c’è sempre, e non solo negli attimi che sconvolgono il cuore, ma nella consapevolezza sognante e progressiva dell’esserci e non subirla, la vita.

Le pagine scorrono ed è piacevole raccogliere i suoi ricordi familiari.

Ma ciò che più mi ha colpito è la sua riflessione sul TEMPO.
Il tempo verticale.

Vecchioni afferma che quando vediamo una cosa la vediamo per l’ultima volta.
Perché la seconda volta che la vedremo non sarà più la stessa cosa perché noi saremo cambiati avendo già vissuto quella esperienza.
Il primo momento dunque è quello UNICO, il resto è una riproduzione in cui noi sperimentiamo una sensazione ALTRA.
Quella che noi chiamiamo “TEMPO” è una illusione del tempo, una mistificazione di scorrimento.

Secondo Vecchioni non esiste il tempo orizzontale: noi crediamo che ci sia un prima e che ci sarà un poi.

Ed è proprio l’inganno del tempo orizzontale che ci salva la vita: sarebbe un inferno pensare che non ci sarà un poi.
Ed è questo che avvertono i suicidi, questo sanno. Il tempo lo vogliamo orizzontale per l’angoscia dei singoli attimi, delle singole tessere, per la paura che ci dà l’indefinito: che ci sia, non ci sia ancora o ci si stato, noi solo il mosaico intero vogliamo vedere, la storia, il tempo che scorre e infila giorni come perle in una collana.
(…)
I bambini, i pazzi, i geni, i poeti non conoscono il tempo orizzontale, non ne hanno bisogno, sanno che quando vedi una cosa la vedi per l’ultima volta, sbugiardando il trucco del tempo orizzontale perché non temono l’attimo, non hanno paura di ciò che non scorre, che non ha fine né inizio. Il loro è un tempo verticale: non c’è passato, non esiste futuro, perché i loro ricordi sono lì, adesso, a portata di mano, non dispersi un una nebbia; e il domani, i sogni, lì e adesso, come se immaginarli fosse già viverli. (…) e non hanno paura, no, anzi, sono felici, non devono riandare indietro con la memoria o fabbricare presagi; niente passa, niente si perde: le cose per altri perdute, per altri sperate, sono tutte lì, vive, presenti.
Si può fermare, il tempo. Si può conoscere e vivere il tempo verticale. Avere tutto in un solo istante: passione e noia, dolore e riscatto, sconfitta e vittoria . (…) vuol dire avere davvero tutto in un solo istante, e può essere più tremendo di poter guardare a ieri o a domani : bisogna saperlo governare, questo tempo, non naufragarci dentro.

E mentre scrivo ho nella testa la tragedia ferroviaria di Andria, l’immagine dei treni accartocciati, i titoli drammatici, l’immagine del bambino salvato mentre lo distraevano con un cartone animato visualizzato dallo smartphone del suo lodevole soccorritore.

E viene da prendersela con il tempo che ha creato quell’incidente; una questione di tempo, lo stesso tempo che ha fatto scontrare i due treni sul quel binario maledetto.
E poi realizzi che il fato è un concetto antico: è il NON controllo.

Il tempo è verticale.

Dobbiamo accettare questo concetto.
Possiamo inorridire per le disgrazie della vita terrena, ma cercare, cercare, cercare instancabilmente anche gli attimi di felicità.

Quando la felicità non c’è tocca immaginarla, scrive Vecchioni.

Perché la felicità è lì a portata di mano, lì che non dobbiamo nemmeno farci chissà quali viaggi con la mente o frustarci l’anima per essere più in là, guardare il mondo dall’alto, metterci sopra le mani per crederci padroni. Si è padroni quando si assomiglia alle persone, alle cose intorno, quelle che si incontrano nella stessa insopportabile pianura dove stiamo correndo con la felicità a fianco che s’intravede tra gli alberi.

Grazie Vecchioni.
Ho nella testa le tue canzoni, le tue ballad.
Il tempo orizzontale non esiste.
Mi hai fatto capire che il qui ed ora deve essere una consapevolezza per non procrastinare.

Non ci sono alibi, hai scritto, non esistono scuse.
Bisogna cercarlo, questo tempo.

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Cit. Roberto Vecchioni
La vita che si ama.
Storie di felicità.
Einaudi, 2016


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